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TRIBUNALE

“Catechista dava droga in chiesa”: viene assolto

Contestate cessioni di marijuana anche alla stazione delle corriere e a scuolaL’accusa chiede una condanna pesante, ma la ricostruzione non regge

“Catechista dava droga in chiesa”: viene assolto

L’accusa era non solo pesante, ma anche decisamente peculiare: un catechista avrebbe procurato e ceduto marijuana alle ragazze che frequentavano la parrocchia di Guarda Veneta, per i corsi post cresima. L’ipotesi accusatoria, che comunque non ha retto il vaglio del dibattimento, prevedeva, poi, anche cessioni all’autostazione delle corriere e in una scuola superiore cittadina, l’Itc de Amicis. Fatti collocati, secondo questa ricostruzione, a inizio 2015. A giudizio, per questa prima contestazione, si trovavano sia l’allora catechista, sui 40 anni, sia un giovane straniero, di 25 anni. Entrambi erano chiamati a rispondere di questi episodi di cessione, a poco meno di una decina di ragazze, tutte minorenni.

Il catechista, poi, proprio in virtù del suo ruolo, si vedeva contestato, dal capo di imputazione, anche il fatto di avere adibito la canonica della chiesa di Guarda, della quale aveva, sosteneva l’accusa, la disponibilità in quanto catechista, a luogo di convegno abituale per il consumo di stupefacenti.

Nella giornata di ieri, in Tribunale a Rovigo, la discussione del processo. A rappresentare l’accusa, il pubblico ministero Sabrina Duò che, al termine della propria requisitoria, ha domandato l’assoluzione del giovane straniero, mentre per il catechista ha domandato una condanna a 4 anni e 9 mesi. Una pena piuttosto pesante. A difendere i due imputati, rispettivamente, l’avvocato Canzio Bonazzi di Badia Polesine e Monica Pedriali di Rovigo.

Quest’ultima, nella propria arringa, ha evidenziato come l’esame delle minori, al quale era stata dedicata l’udienza dello scorso luglio, non avesse consentito di raggiungere una conferma del ruolo che, secondo l’accusa, il catechista avrebbe avuto, anzi. Una valutazione che, evidentemente, deve avere fatto anche il giudice, dal momento che il dispositivo letto uscendo dalla camera di consiglio parla di una sentenza di assoluzione piena, per non avere commesso il fatto, per entrambi gli imputati. Soddisfatto l’avvocato Pedriali.

“Siamo sempre stati convinti - spiega il difensore - che sarebbe arrivata una assoluzione e della fondatezza delle nostre ragioni, ancora più alla luce dell’istruttoria dibattimentale, che ha fatto emergere come non vi fossero responsabilità in capo al mio assistito: contrariamente a quanto contestato dall’accusa, non aveva la disponibilità della canonica e non era certo lui a ‘rifornire’ le ragazze”.

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