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LA SEGNALAZIONE

“Senza notizie di mio padre per 6 ore”

“L’ho segnalato con una mail senza aver riscontro”. Compostella (Ulss 5): “Abbiamo risposto subito”

“Senza notizie di mio padre per 6 ore”

L’emergenza sanitaria in corso ha sovvertito ogni iter per l’accesso agli ospedali determinando situazioni che possono essere definite per certi versi “crudeli” dal momento che è palese che chi si rivolge alla struttura sottintende una pregressa sofferenza.

Solo la persona interessata può accedere al Pronto soccorso lasciando fuori i famigliari ad attendere in parcheggio, sotto una pensilina, se trovano posto, o alla peggio in auto in caso di maltempo. E’ noto che i tempi per essere visitati sono lunghi a meno che, purtroppo, non sussista il pericolo di vita per cui si ha la priorità per il trattamento. Ma anche in tale triste frangente, i famigliari lasciati all’esterno vivono ore di angoscia ancora più forte.

La situazione è stata messa in luce dalla segnalazione di una donna, residente in provincia che ha accompagnato, all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo, il padre ottantenne sabato 29 agosto alle 14.24. “Aveva per un dolore acuto alla gamba - racconta la figlia - le ore passavano senza notizie. Mi sono recata di persona a chiedere informazioni sulla sua salute, nel tardo pomeriggio, alle 18.30, ma mi è stato risposto che c’era stata un’emergenza, lui non era stato visitato senza però riferirmi le sue condizioni. Quando, alle 20.30 sono riuscita a contattare telefonicamente il Pronto soccorso mi è stato risposto che il medico stava dimettendo il mio famigliare. A mio padre, autosufficiente e in grado di intendere e volere, avevano inserito l’ago nel braccio per la flebo senza che quest’ultimo fosse mai stato attaccato, gli è stato messo un dispositivo per l’incontinenza, mal posizionato che lo ha costretto nel letto, bagnato. Lo hanno lasciato lì dalle 14.24, solo, fino alla dimissione, avvenuta intorno alle 21 senza che nessuno fosse mai andato a chiedergli né come stava, né se necessitasse un bicchiere d’acqua. Ho inviato una mail per segnalare la situazione ma nessuno mi ha mai risposto in merito”.

Sulla vicenda, però, il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana, Antonio Compostella, ha spiegato che alla mail della signora in questione è stato risposto. “Dopo la segnalazione che ci è arrivata - le parole del direttore generale - ho chiesto al direttore del Pronto soccorso, Giovanni Lucianò, di approfondire e valutare se quanto affermato dalla signora corrispondesse alla realtà”.

“In effetti è vero come ha detto la signora che non è potuta entrare nel rispetto delle norme di sicurezza e logistica anti-Covid del nostro Pronto soccorso - ha proseguito Compostella - però in quel frangente di orario del ricovero, il signore ha eseguito tutta una serie di approfondimenti diagnostici che hanno richiesto del tempo”.

“Relativamente al fatto che non sia stato assistito dal punto di vista personale e sociale - ha concluso - il direttore del Pronto soccorso mi ha assicurato che non è stato così, il paziente è stato seguito e accudito, per cui non ha riscontro l’affermazione della figlia che non gli sarebbe stato dato da bere o fatto fare la pipì”.

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