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IL CASO

Sanificazione e dispositivi di protezione, la grande illusione

Gambato: “Auspico nuovi aiuti altrimenti le aziende potrebbero rallentarne l’utilizzo”

Sanificazione e dispositivi di protezione, la grande illusione

Il 7 settembre scorso scadevano i termini per le aziende per la presentazione delle comunicazioni relative al credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione (mascherine, guanti e gel per capirci). Contributi destinati alle imprese, alle arti e professioni, agli enti non commerciali compresi quelli del Terzo settore e religiosi. La finestra per presentare le comunicazioni all’Agenzia delle entrate era stata aperta il 20 luglio scorso e il plafond messo a disposizione dalla presidenza del consiglio dei ministri era di 200 milioni di euro. Ogni soggetto poteva vantare un credito del 60% delle spese sostenute e presunte fino a fine anno, per un massimo di 60mila euro.

La novità degli ultimi giorni, comunicata con una circolare dell’11 settembre scorso, è che i 200 milioni di euro, ripartiti “a torta” rispetto a tutte le domande, ha abbassato al 15,6% del 60% il credito riconosciuto, ovvero il 9,4% totale. Tanto per fare un esempio, se un’azienda ha sostenuto o previsto una spesa di 10mila euro, invece di vantare un credito di 6mila euro, ne potrà ottenere 940 circa.

In questi giorni sui cassetti fiscali delle varie aziende stanno arrivando i riconoscimenti del credito, e ora la scelta delle aziende sarà tra utilizzare subito il credito riferito alle spese certe, ovvero il 15,4% del 60% e sospendere quello calcolato su quelle presunte oppure sospendere tutto il credito e utilizzarlo direttamente nel Modello unico 2021.

“Credo sarebbe corretto e giusto che il governo intervenisse con ulteriori sgravi fiscali o incentivi ai maggiori oneri imprevisti e imprevedibili, legati a un arco di tempo che, per ovvi motivi, non può essere ancora conosciuto” la riflessione di Gian Michele Gambato, vicepresidente di Confindustria Venezia Rovigo.

“Si tratta di somme consistenti non tanto per spese relative a gel igienizzate e mascherine, ma soprattutto per i costi di sanificazione - precisa Gambato - che da una parte hanno dato risultati positivi rispetto al contenimento del virus, ponendo l’Italia tra gli Stati che hanno reagito meglio grazie a questi investimenti delle aziende. Ma dall’altra stiamo parlando di costi importanti e non preventivati nei budget delle stesse, e visto che per ora siamo al riparto riguardante i primi provvedimenti in materia, spero e auspico che vengano reintegrate le risorse, visto quanto incidono sui bilanci delle imprese”.

Il vicepresidente di Confindustria sottolinea come “non si possono generare altri aggravi alle aziende, specie dopo il loro impegno nel garantire la sicurezza ai dipendenti e ai clienti”.

“Il vero pericolo di questa situazione è che, a fronte di un mancato intervento di sostegno da parte del governo, ci possa essere un rallentamento nell’utilizzo delle misure di sicurezza, e questa non mi sembra una grande strategia da parte dello Stato” conclude Gambato.

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