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Lega padrona, Pd e Fi in caduta

Tracollo del Movimento 5 Stelle che in soli due anni gettano via oltre 30mila voti

Lega padrona, Pd e Fi in caduta

Chi sale e chi scende. Anche in questa occasione, come ad ogni elezione, i partiti analizzano il sali e scendi sulle montagne russe del consenso. Il raffronto, per ciascun partito politico lo si può fare sia con le politiche del 2018 che con le regionali del 2015, ben sapendo che in politica 5 anni sono un’era geologica. Un confronto al netto di liste e aggregazioni civiche che si formano quasi ad ogni tornata elettorale.

A livello provinciale la Lega si conferma il primissimo partito, una poderosa crescita che si ottiene sommando i voti delle tre liste collegate al nome di Luca Zaia e a trazione Carroccio: la lista lega Salvini, la lista Zaia presidente e la lista veneta autonomia. Insieme totalizzano un incredibile 59.9%, e la bellezza di 57.030 voti. Un’affermazione “bulgara” che dimostra la crescita costante della Lega (sempre trainata da leader di carisma e di facile presa) ad ogni tornata elettorale. Nel 2015 la Lega (con tre liste) ottenne un 35,74% e alle politiche 2018 il 30,38% e 42.980 suffragi. A conti fatti, quindi, il traino Zaia al Carroccio ha portato oltre 14mila voti in più.

Restando nel centrodestra si ribadisce l’impennata di Fratelli d’Italia, arrivato al picco dell’11,22%. Due anni fa Fdi si fermò al 4,03% e nel 2015 al 2,21. Un incremento esponenziale, legato anche al travaso di voti da Forza Italia, che nel 2015 spuntarono un 8,51% che nel 2018, però era risalito all’11,64%. Domenica invece il tracollo forzista con un desolante 4,32%.

Passando al centrosinistra il discorso si inverte rispetto alla Lega. Il Pd non è andato oltre il 13,71% (13.044 voti), mentre alle politiche 2018 aveva staccato il 18,50% di suffragi (26.176) voti. In due anni quindi i dem hanno dimezzato i voti, anche se occorre precisare che ieri molti consensi tradizionalmente del Pd sono finiti al Veneto che vogliamo, 3,38% e 3.213 voti. In ogni caso la picchiata è evidente, anche rispetto al 2015 quando il partito di Zingaretti toccò il 23,47% e 22.372 suffragi.

Il vero flop, però, è quello del Movimento 5 Stelle che si sono fermati al 2,90% e 2.762 voti. Anche se il candidato Cappelletti ha ottenuto più voti della lista (3,5 % contro il 2,9% e 4.114 per il candidato contro i 2.762 della lista). Nel 2018 il consenso grillino era al 25% (35.806 voti) e nel 2015 al 12%. In due anni, quindi i 5 stelle in Polesine hanno sperperato oltre 30mila voti.

Le altre liste e gli altri partiti si sono divisi la manciata di voti che restano. Sopra l’1% solo Paolo Benvegnù con Solidarietà, ambiente, lavoro, la lista legata a Rifondazione comunista, che in Polesine ha raccolto 1.214 consensi.

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