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SOLDI PUBBLICI

Quasi 85mila euro per ogni posto

Per la Confapi “è la misura simbolo dell’assistenzialismo. E incentiva l’impiego in nero”

Quasi 85mila euro per ogni posto

Sono serviti quasi 85mila euro per creare un posto di lavoro. E’ questo, a spanne, il costo del reddito di cittadinanza nella nostra provincia.

Un dato basato su uno studio di Fabbrica Padova, il centro studi della Confapi. In Veneto - analizza l’associazione di categoria - le domande di reddito di cittadinanza accolte sono state 66.334: 6.200 quelle sfociate in un posto di lavoro nelle varie forme contrattuali. Un rapporto di una ogni undici. Traslando la cifra in Polesine, risulta che delle 2.812 domande approvate (su 4.679 presentate, con un tasso di accoglimento del 60%) sarebbero 263 i disoccupati che hanno trovato un primo impiego grazie alla guida dei navigator: il 9,3% di quanti inseriti nel programma di assistenza.

Sì, ma a che prezzo? In Polesine l’assegno medio del reddito di cittadinanza è il più alto del Veneto: 441 euro al mese per ogni beneficiario. Tutto questo, da 18 mesi: i primi assistiti, infatti, sono entrati nel programma nel marzo del 2018. Calcolare la spesa totale è semplice: 441 euro per 18 mesi, e per 2.812 beneficiari hanno prodotto una spesa complessiva a carico delle casse pubbliche di 22 milioni 321mila euro. Il tutto, per creare poco più di 260 posti di lavoro: a conti fatti, insomma, sono serviti 84.873 euro per ogni posto di lavoro creato.

Dati che non piacciono per nulla, ovviamente, alla Confapi di Padova. “Il reddito di cittadinanza - sottolinea il presidente, Carlo valerio - ci era stato venduto come uno strumento per ridare spinta all’occupazione, si è rivelato la misura simbolo dell’assistenzialismo”.

“Le critiche mosse dallo stesso presidente del consiglio Giuseppe Conte a questo strumento - aggiunge - risuonano come la cronaca di una morte annunciata” del reddito di cittadinanza stesso. Ce n’è abbastanza, per Valerio, per proporre un’analisi “politica” della questione. “Il reddito di cittadinanza - le sue parole - è stato venduto come uno strumento per creare occupazione e invece i veri beneficiari, finora, sono stati i 3mila navigator assunti dall’Anpal, ognuno dei quali ha iniziato a percepire lo stipendio di 1.700 euro, con 300 euro di indennità aggiuntive, ancor prima di prendere servizio: 142 di questi sono in Veneto. Ebbene, non sarebbe stato meglio, al loro posto, assumere ispettori del lavoro, che almeno sono più utili e che avrebbero ad esempio potuto vigilare sull’uso dei voucher, salvaguardando i lavoratori stessi e badando a far osservare le regole? I voucher - per il numero uno dell’associazione di categoria - erano uno strumento efficace, che però, come spesso succede, abbiamo abbandonato proprio perché non c’era la possibilità di controllarlo. Il reddito di cittadinanza, come temevamo, conferma invece di non andare né nella direzione del rilancio economico della nazione né, tantomeno, in quella dello sviluppo del mercato del lavoro, tant’è che uno dei suoi problemi è proprio il suo meccanismo disincentivante, che spinge casomai verso il lavoro nero”. Insomma, di questo reddito di cittadinanza davvero niente da salvare.

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