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FEMMINICIDIO

Giulia: un anno dopo la tragedia che ha sconvolto la città

Gessica Ferrari (Pd): “Ricordare quella data non è un rituale ma un monito per la cultura del rispetto”

Ripristinata la tomba di Giulia, sfregiata dai vandali

La sepoltura di Giulia Lazzari, 23 anni, nel cimitero di Bottrighe

Il prossimo 17 ottobre ricorre il primo anniversario della morte di Giulia Lazzari, giovane mamma di 23 anni strangolata dal marito. Una data che il circolo adriese dem ripropone all’attenzione per ricordare che ogni tre giorni in Italia una donna muore per mani "amiche": questo il dato degli ultimi anni.

"Un fenomeno tragico in crescita che non ha risparmiato nemmeno la nostra città - esordisce Gessica Ferrari, del direttivo Pd - ‘Se non ti avrò io, non ti avrà nessun altro’: queste sono le ultime drammatiche parole che ha sentito Giulia dal proprio compagno, dalla persona che avrebbe dovuto amarla e proteggerla, dalla persona con cui aveva una bambina, a dimostrazione che la violenza nella maggior parte dei casi non ha il passaporto ma le chiavi di casa".

Giulia viveva in un quartiere della prima periferia della città, conosciuto come Borgo Case Rosse. Osserva Ferrari: "La precarietà della situazione economica, la fragilità di una famiglia che potesse darle un sostegno, una bambina da accudire, complicavano la possibilità per lei di fuggire da un marito aggressivo da cui subiva maltrattamenti fisici e psicologici, per cercare una vita più libera e dignitosa con la figlia. Nonostante tutto Giulia ha avuto la tenacia di trovarsi un lavoro e sognava di uscire da quella situazione, di vivere insieme con la sua bambina e allontanarsi per sempre da quel contesto familiare pericoloso. Giulia aveva bussato a varie porte per trovare quel sostegno che le serviva per essere finalmente libera, ha chiesto aiuto ad amici, conoscenti, istituzioni pubbliche, che purtroppo non sono riusciti a darle, in tempo utile, le risposte che cercava".

E ancora: "Adria si trova a piangere la perdita di una sua cittadina, vittima del più ignobile e vigliacco dei reati e prima ancora vittima della solitudine e dell’isolamento che spesso attanaglia le donne che subiscono violenza e che abitano nei piccoli centri o nelle periferie cittadine. L’errore più grande che possiamo commettere – commenta l’esponente Pd -è quello di rovesciare la prospettiva, pensare che la morte di Giulia sia la conseguenza di scelte sbagliate, di aver sposato quell’uomo, di trovarsi in precarie condizioni economiche, di vivere in un quartiere popolare dove è più facile sia diffuso il disagio sociale: non è così. Perché lo stigma sociale lo devono subire i violenti e mai le vittime. Giulia non è vittima soltanto del suo carnefice, Giulia è martire di una società che non ha ancora fatto il massimo perché questi fatti atroci non si ripetano".

"Tutte le vittime di femminicidio hanno pagato il prezzo di essere donne in un contesto socio culturale dove ancora domina la legge della prevaricazione del maschio, spesso in modo subdolo con la maschera del maschilismo apparentemente affettuoso, quando le attenzioni amorose, l’eccessiva protezione, nasconde il desiderio di sottomettere e dominare la donna". Poi aggiunge: "La gelosia e il desiderio di possesso sono ancora i moventi principali, che danno il senso della condizione culturalmente arretrata da cui le donne devono ancora oggi difendersi",

Allora Ferrari ricorda che "Giulia è stata assassinata a 23 anni, a poco più di un anno di distanza dalle 37enne Maila di Cavarzere: entrambe vittime di delitti consumati dentro le mura domestiche e nello stesso tempo di una società ancora troppo debole nel contrastare questo fenomeno in crescita".

Quindi lancia una ammonimento. “Ricordare Giulia – dice - non deve essere un rituale ma la volontà di intraprendere azioni politiche volte a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscano l’emancipazione delle donne dalla soggezione e a promuovere un maggiore impegno per sradicare ogni tentativo di ripristinare una concezione patriarcale della società. La violenza si combatte su più fronti con azioni di prevenzione, formazione e protezione direttamente sui territori, ma soprattutto attraverso la promozione della parità di genere, maggiore cultura del rispetto delle diversità, contro ogni forma di prevaricazione”.

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