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IL FEMMINICIDIO DI GIULIA

Choc in aula, "L’ha uccisa davanti alla bimba"

E spunta anche la lettera testamento: “Unico modo per stare sempre con lei”

Si accenderanno le fiaccole in ricordo di Giulia

Due pagine, fitte, scritte a mano, in stampatello, per ribadire una serie di concetti: “Era l’unica soluzione per stare sempre assieme”; “Volevo stare sempre con lei e ho fatto quel che andava fatto”; “Ho deciso il destino mio e della mamma e vicino a lei ora lo sono”; vari riferimenti alla figlioletta, con le scuse per quanto ha fatto, ma con la fiducia che “quando ti innamorerai come sono io innamorato della mamma, ancora adesso, capirai”.

Una lunga lettera - testamento, il cui impatto, devastante, è stato solo di poco mitigato dalla lettura, asettica e istituzionale, come doveva essere, fatta in aula.

La avrebbe scritta Roberto Lo Coco, 29 anni, residente alle Case Rosse di Adria, attualmente detenuto per l’omicidio, con contestata premeditazione, della moglie Giulia Lazzari, 23 anni, con la quale aveva una figlia, oggi di 5 anni.

Un femminicidio che sconvolse Adria, il Polesine e tutta Italia. Iniziato quando Roberto avrebbe stretto, secondo le contestazioni, le mani al collo della moglie, l’8 ottobre 2019. Provocandole quelle lesioni che la condussero, sempre per l’accusa, a morte il 17 ottobre successivo, senza che mai riprendesse conoscenza, mai emergesse da un coma molto simile alla morte, alla quale, per qualche giorno, la strapparono i disperati soccorsi.

Il movente, a quanto ricostruito dai carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Sabrina Duò, sarebbe da ricercare in un rapporto di coppia ormai disgregatosi, a fronte di una situazione difficilissima. E una gelosia feroce, folle.

Il marito sarebbe stato tossicodipendente, mentre la giovane moglie, una volta trovato lavoro e a fronte delle persistenti problematiche familiari, avrebbe deciso di chiudere il rapporto e andare a vivere da sola.

Lo strangolamento sarebbe avvenuto, come detto, l’8 ottobre 2019, una domenica pomeriggio. Roberto avrebbe chiesto a Giulia un ultimo abbraccio, dicendo che aveva capito che era finita, ma che la avrebbe amata per sempre. Ottenutolo, mentre aveva la ragazza, esile e di corporatura minuta, tra le braccia, le avrebbe detto: “Se non ti avrò io, non ti avrà nessun altro”. Poi, avrebbe stretto. Pensando di averla uccisa, avrebbe poi cercato di impiccarsi, provocandosi solo traumi lievi. La moglie venne ricoverata, in condizioni disperate, per spegnersi 9 giorni dopo a Rovigo.

Il tutto - è emerso nel corso dell’udienza di ieri - sarebbe avvenuto di fronte alla figlia, all’epoca di quattro anni. In questo senso andrebbero le dichiarazioni raccolte nella comunità dove la bimba si trova ora. Alla prossima udienza, del 20 novembre, in particolare, dovrebbe deporre un testimone proprio su questo particolare, agghiacciante.

Il marito sarebbe stato convinto che la moglie avesse già un altro.

Ampio spazio, nel corso dell’udienza, è poi stato dedicato alla lettera, per capire esattamente quando sarebbe stata scritta. Compito reso difficile, però, dal fatto che l’imputato avrebbe compilato altri messaggi, non tutti, però, arrivati sino a noi.

Numerose le parti civili costituite: i genitori e la sorella di Giulia, assistiti dall’avvocato Enrica Fabbri; gli zii, con l’avvocato Luca Azzano Cantarutti; la figlioletta, con l’avvocato Cecilia Tessarin; il Comune di Adria, con anche il sindaco Omar Barbierato che ha preso parte all’udienza, rappresentato dall’avvocato Michele Adriano Portieri.

L’avvocato Enrico Bellioli di Milano difende, invece, l’imputato; non è ancora chiaro se quest’ultimo si sottoporrà o meno all’esame. Lo si saprà nel corso della prossima udienza, che potrebbe portare già alla discussione e alla sentenza.

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