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LUSIA

Crociere ferme per Covid, patate invendute, "Venite a prenderle"

Il titolare: “La navi non si riforniscono, niente aste. Chi ne vuole, venga qui a prenderle”

Crociere ferme per Covid, patate invendute, "Venite a prenderle"

L’emergenza Covid continua a creare gravi danni all’economia, anche a quella agricola. A riprova di questo, una storia che arriva da Lusia, patria delle produzioni agricole, a livello nazionale e internazionale. La vicenda riguarda ben 200 bins (grandi contenitori in materiale plastico rigido), ciascuno con circa 250 chilogrammi di patata da consumo, fermi nelle celle frigorifere di una ditta, l’azienda agricola “Andrea Pavarin”, che si trova in via Luigi Cotta 992, a causa dello stop a cui sono state costrette le navi da crociera per il Covid 19.

In tutto 50 tonnellate di patate, corrispondenti ad un quinto della produzione dell’azienda (il rimanente è stato distrutto direttamente nel campo, vista la situazione). Si tratta di patate che sono state raccolte tra luglio e agosto, con l’obiettivo di poterle vendere, alle aste del mercato ortofrutticolo di Padova, ai commercianti che le acquistano proprio per caricarle nelle navi da crociera. “Speriamo che si superi al più presto l’emergenza Covid 19 - dice il titolare dell’azienda, Andrea Pavarin - Quest’anno, a causa del Covid, abbiamo perso già il 7-8 % del fatturato. Ma se fossimo riusciti a vendere anche queste patate avremmo raggiunto il fatturato dello scorso anno”. L’azienda di Lusia lavora con le navi da crociera da circa una decina di anni. Navi ora ferme da mesi a causa dell’emergenza sanitaria, ancora in atto peraltro. L’azienda di Lusia ha 25 dipendenti e si occupa di produrre ortaggi in serra (prodotti come insalata, carote, cavoli e melanzane) e a pieno campo, ovvero all’aperto (prodotti come crauti, patate, aglio porro, insalata).

“Le patate che ora ho in cella erano state prodotte in previsione di essere acquistate per le navi da crociera, ma non siamo riusciti a venderle - spiega Andrea Pavarin - avremmo dovuto rifornire le navi a luglio, agosto e settembre. Ma se le navi non caricano, non si fanno nemmeno le aste e non si vende”. Un canale alternativo di vendita poteva essere quello dei ristoranti, ma qui c’è un problema di prezzi. “In questo caso, per quanto riguarda i ristoranti, non riusciamo a tenere i prezzi della concorrenza: al mercato arrivano i prodotti francesi e tedeschi che hanno un prezzo molto basso. Non ho nemmeno la convenienza di andare al mercato”.

“Abbiamo tenuto le patate in cella fino all’ultimo, possono stare lì per altri quindici giorni, poi devo liberare lo spazio per i prodotti invernali - aggiunge l’imprenditore agricolo - le alternative sono due: o buttarle via, nel campo; o trovare qualcuno che venga qui a prenderle, ritirando almeno un bins”.

In ogni caso il danno economico è stato fatto, dato che resterebbe invenduta una quantità di patate dal valore commerciale di almeno 15mila euro, a cui va aggiunto un costo di produzione di circa 10mila euro.

Andrea Pavarin conclude invitando ad andare a prendere le patate, per evitare che vengano buttate: “Chi fosse interessato, può venire a ritirare le patate, gratis, ma deve portare via almeno un bins, contattandomi”. La mail per potersi rivolgere all’azienda è: andreapavarin@libero.it.

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