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MONDO SCUOLA

Il gran rimescolamento dei precari per il concorsone

In 630 (da tutta Italia) sosterranno il test in Polesine, mentre i nostri finiranno pure in Lombardia

Il gran rimescolamento dei precari per il concorsone

Spediti in mezzo Veneto (quando non direttamente in Lombardia) per provare il “concorsone” per la stabilizzazione: è la diaspora degli aspiranti professori, che andrà in scena nel bel mezzo della seconda ondata dell’epidemia, in un clima - per di più - di semi-lockdown. E il giorno dopo, tutti di nuovo in classe, per continuare a far lezione in attesa di sapere com’è andato l’esame che promette di stabilizzare tre prof precari su cinque tra scuole medie e superiori.

In Veneto sono 3.111 i posti a disposizione, a fronte di 5.232 insegnanti che si presenteranno nelle varie sedi di concorso. Nel dettaglio, sono 4.508 quelli che sosterranno la prova direttamente in Veneto, altri 724 la faranno fuori regione: ci sono anche molti prof rodigini tra quelli “convocati”, a partire da domani, a sostenere le prove a Milano o Bergamo, nel cuore della Lombardia che proprio in questi giorni ha registrato un’impennata di contagi e in cui proprio domani entrerà in vigore il coprifuoco notturno, come nei tristi giorni del lockdown.

Anche Rovigo è sede d’esame: il concorso sarà ospitato, al pomeriggio, negli spazi del liceo scientifico Paleocapa e all’Itis Viola; altri test saranno svolti al Primo Levi di Badia Polesine. Quali? Difficile dirlo, perché la geografia di queste prove è estremamente variabile. E disegnata sulla base delle diverse “classi di concorso”, ritagliate sulle diverse materie in cui si articolano le cattedre a disposizione. Dentro a ogni classe di concorso, poi, l’assegnazione a questa o quella sede d’esame è stabilita seguendo l’ordine alfabetico.

Così, per esempio, ci sono docenti (precari) di lettere di istituti superiori cittadini che finiranno per fare il concorso a Treviso; mentre chi vorrebbe ottenere la stabilizzazione per le cattedre di diritto o di filosofia, visti i minori posti a disposizione, si è visto accorpare la propria classe di concorso a livello interregionale, e finirà per dover sostenere la prova a Milano o Bergamo. Altri, più fortunati, resteranno direttamente a Rovigo, ma sono 630, in tutti, i docenti che faranno rotta sul Polesine (da tutto il Veneto e oltre) per sostenere i rispettivi esami. Insomma, un grande guazzabuglio. E un enorme mescolamento di persone, costrette a viaggiare, magari prendendo il treno, pernottare in albergo, e - ovviamente - sostenere la prova, seppur con distanziamento e mascherina, assieme a centinaia di altre persone, provenienti da ogni dove. Poi, dopo il test, tutti di nuovo a casa: anzi, in classe. Perché - tra l’altro - gli insegnanti precari, da contratto, non godono di permessi retribuiti, e non possono assentarsi per più di mezza giornata, salvo che l’istituto stesso non decida di accettare, a propria discrezione, una specie di “monte ore”. Dunque, il giorno dopo la prova tutti di nuovo in classe: tra i ragazzi e a contatto con gli altri prof. In un momento in cui proprio la scuole è la prima trincea della lotta alla diffusione del coronavirus, quella più esposta. E allora: era proprio necessario?

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