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“Con questo contratto, non mi affittano un appartamento”

La testimonianza: “Arrivo da Forlì e qui non ho trovato alloggio”. E c’è chi si è già licenziato

“Con questo contratto, non mi affittano un appartamento”

Dormono nei sacchi a pelo o chiusi in macchina, col riscaldamento acceso in queste prime notti di freddo, alcuni dei lavoratori “trasfertisti” del grande magazzino logistico di Amazon, nella zona industriale tra Castelguglielmo e San Bellino. C’è chi li ha fotografati. Ma la conferma, diretta, arriva anche dai loro colleghi di lavoro.

“E’ vero”, dice Simone, 25 anni, che per accettare il posto di lavoro qui si è trasferito da Forlì. “Mi hanno assunto tramite agenzia interinale. L’appartamento? Non l’ho trovato. E come potrei? Mi chiedono un contratto di lavoro di almeno un anno, a garanzia. Ma il mio dura tre mesi: funziona così”. Non solo: “Mi hanno chiamato il lunedì per iniziare il mercoledì, e il contratto l’ho firmato direttamente il mercoledì mattina”, rivela. Il tutto, con all’orizzonte lo spettro di un possibile nuovo lockdown che di fatto farebbe terminare i contratti di lavoro, rendendo impossibile la speranza di ottenere un rinnovo, seppur di altri tre mesi.

Ma sono tante le criticità che chi lavora (o ha lavorato: perché c’è già chi ha gettato la spugna) ad Amazon segnala. Certo, ci sono anche risvolti positivi. “Il lavoro non è male, non sembra neanche di essere in fabbrica: il centro logistico è del tutto robotizzato e non si lavora a catena, anche se di fatto di svolge lo stesso lavoro tutti i giorni”, dice un lavoratore, altopolesano d’origine. “Ma un mio collega - aggiunge - che ho conosciuto proprio in questi giorni dorme in macchina, e continuerà a farlo finché non troverà un alloggio disponibile. Mi spiace molto per lui”.

Ma la mancanza totale di alloggi (segnalata a più riprese, già da prima dell’inizio delle attività nel sito, dagli operatori immobiliari della zona) non è l’unica criticità. Anche i contratti applicati destano malumore e preoccupazione. “Sono stata assunta con un contratto ‘Mog’, con il monte ore garantito - racconta Moira, polesana, che si è licenziata dopo aver lavorato in Amazon solo poche settimane - con il quale mi garantivano 16 ore di lavoro settimanali. Le altre ore aggiuntive, poi, sono a chiamata e si può arrivare a farne anche molte di più”. Insomma: di giorno in giorno si possono avere orari di lavoro diversi, con pochissimo preavviso. “E’ chiaro che nessuno obbligato ad accettare, ma è altrettanto chiaro che se rinunci troppe volte metti a rischio il tuo rinnovo di contratto. Effettivamente non era un lavoro usurante - conclude la donna - ma non riuscivo a programmare la mia vita e lo puoi fare da ragazzo ma poi? Come fai a farti una famiglia?”.

Nello stabilimento, sono molti sono gli assunti tramite agenzia interinale dopo una prima serie di colloqui di lavoro online, poi perfezionati con incontri di persona. Tutti con la prospettiva e con la speranza che questo si trasformi in un’assunzione diretta da Amazon con un contratto più stabile. Ma nel frattempo, molti altri si licenziano dopo pochi giorni. Un fenomeno su cui riflettere.

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commenti 1
  • vicpaolo

    26 Ottobre 2020 - 13:01

    Il grande capitale e la finanza statunitense vogliono un proletariato povero e incapace di reagire. L'Italia sta cadendo nel baratro di multinazionali senza cuore e senz'anima. Eccovi servito il nuovo schiavismo, che non ha bisogno di andare a catturare gli schiavi, ma sono gli schiavi stessi a perdere la dignità di esseri umani per massificarsi assieme a qualsiasi merce: PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

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