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I DATI

Un anno nero: picco di mortalità in Veneto

I sindacati confederali: “Mettere in campo ogni tipo di risorsa per arginare l’effetto Covid”

Un anno nero: picco di mortalità in Veneto

C’è un dato fantasma, che va oltre i 50 polesani morti, secondo le statistiche ufficiali, a causa del Covid. Ed è quello legato all’aumento della mortalità complessiva, anche nella nostra provincia, nelle settimane cruciali della diffusione del virus. Tra marzo e maggio di quest’anno, infatti, in Polesine sono morti 765 anziani, contro i 702 dello stesso periodo dell’anno precedente. Sono i dati elaborati dai sindacati confederali, e relativi all’impatto dell’emergenza sanitaria sulla popolazione over-65 del Veneto.

Secondo questo studio, nella nostra regione, tra marzo e maggio, la mortalità degli anziani è aumentata del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: vuol dire che per ogni quattro decessi del 2019, quest’anno se ne sono registrati cinque. Il Polesine - in linea con i dati del contagio, che ci dipingono come la provincia meno colpita dall’epidemia in Veneto - il numero di morti è aumentato “soltanto” del 9%. Ma soltanto nella vicina provincia di Padova i decessi sono cresciuti del 18%, a Venezia del 16%, a Treviso del 38% e a Verona addirittura del 37%. Al punto che i decessi, nella popolazione over-65, sono passati dai 9.117 dello scorso anno a quota 11.174, in soli tre mesi.

Un dato che non è fisiologico. Tanto più se si considera che, invece, tra gennaio e febbraio il numero di decessi si era contratto rispetto al 2019, riducendosi del 14%. In controtendenza soltanto il Polesine dove le morti erano rimaste pressoché stabili (passando da 456 a 474). Salvo poi vedere un aumento deciso nei mesi successivi, quelli dell’emergenza Covid.

In particolare, il numero di morti nella popolazione anziana è raddoppiato ad Arquà Polesine, Calto e Pontecchio, più che raddoppiato a Corbola e Fratta, triplicato a Ceneselli e addirittura quadruplicato a Salara.

“Questi numeri ci dicono che gli anziani devono aver paura di due cose durante questa seconda ondata di contagi: del virus stesso, che ormai sappiamo essere molto feroce con i più fragili. E di un altro blocco della sanità ordinaria, che impedisce qualunque accesso a visite diagnostiche, specialistiche e agli screening”, spiegano Elena Di Gregorio (Spi Cgil), Vanna Giantin (Fnp Cisl) e Fabio Osti (Uilp Uil), “ma se il Covid come malattia si evita in primo luogo adottando ciascuno comportamenti responsabili, è la Regione che deve mettere in campo ogni risorsa contro ‘l’effetto Covid’, affinché i cittadini non restino senza presidi sanitari di riferimento per curarsi. In primavera eravamo impreparati, ora sarebbe ancor meno accettabile”.

L’effetto Covid - per i sindacati - forse più danni indiretti del Covid stesso, come dimostra la ricerca: il report, infatti, tenta per la prima volta la stima degli anziani veneti morti positivi al Covid 19, quasi 1.400 da gennaio a maggio (su un totale di 17.600), di cui 900 nel trimestre critico marzo-maggio (su un totale di 11.100).

Per quanto riguarda proprio il trimestre marzo-maggio l’indagine, infine, si è soffermata sui comuni capoluogo (escluso Belluno, dati non disponibili) per valutare le fasce d’età più colpite: se fra gli anziani “giovani”, fra i 65 e i 74 anni, la mortalità dal 2019 al 2020 è aumentata “solo” del 2,6%, per la fascia 75-84 anni sale al 22,2% mentre per gli over 85 l’aumento è del 23,6%.

“Anche se è molto probabile che gli anziani morti per o con Covid siano molti di più, perché non sono stati eseguiti i tamponi su tutti i decessi nel periodo critico, questa ricerca conferma con i numeri una cosa che finora si supponeva, e cioè che il blocco della sanità ordinaria ha favorito l’aggravarsi di malattie preesistenti, e la mancata diagnosi tempestiva di altre - concludono Spi-gil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil del Veneto - inoltre, suggerisce di porre la massima attenzione su ciò che potrà accadere nelle prossime settimane, perché la scorsa primavera l’impennata dei contagi e dei morti da un mese all’altro è stata impressionante e ingestibile”.

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