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LA STORIA

"Ragazzino positivo lasciato senza didattica a distanza"

“Per la scuola la dad alle primarie e medie è obbligatoria solo in caso di lockdown”

"Ragazzino positivo lasciato senza didattica a distanza"

La paura, l’isolamento, il pregiudizio degli altri, aprire gli occhi sull’indifferenza della gente e sull’individualismo spinto, l’improvvisazione della scuola. In quarantena, una mamma rodigina isolata insieme agli altri tre componenti della famiglia per due Covid positivi in classe del figlio maggiore che frequenta le media, ha sperimentato quanto siamo poco preparati al secondo lockdown.

Lo racconta con ironia, ma non senza una dose di amarezza. Per la scuola che a fatica ha promosso la didattica a distanza, nonostante l’esperienza di otto mesi fa, perché "le linee guida non la prevedono come obbligatoria per le scuole primarie e secondarie di primo grado, se non in caso di lockdown". Per lo stuolo di genitori che invece di solidarietà mostrano indifferenza e diffidenza. E per la paura, che accompagna questo virus, di essere infetti, di aver contagiato inconsapevolmente qualcuno, i nonni, di non uscire più dal tunnel e da casa.

"Siamo in quarantena dai primi di ottobre, quando in classe di mio figlio, che frequenta le medie a Rovigo, ci sono stati due positivi - racconta Anna (il nome è di fantasia) - Dopo 14 giorni di isolamento, che abbiamo fatto anche noi, visto che un ragazzino di 12 anni non lo puoi lasciare solo in casa, mio figlio è risultato positivo. Ci è caduto il mondo addosso".

La prima cosa che ha pensato Anna è stata le persone che aveva visto e che poteva aver contagiato, i nonni, tramite il bambino più piccolo che frequenta le elementari. "Ora siamo isolati in 4 in casa. Abbiamo due bagni e ceniamo con il plexiglass - racconta - Abbiamo già fatto 14 giorni di quarantena che si è svolta senza sintomi e con le lezioni digitali iniziate 4 giorni dopo l’isolamento".

Ma a fine isolamento il secondo screening molecolare mostra che il figlio è positivo. "Panico. Cosa facciamo ora? Cosa succede? Quante persone abbiamo incontrato nelle ultime ore?". A questo punto la famiglia diventa "untrice". Anche il bimbo che va alle elementari rimane a casa: "Ad oggi solo qualche genitore si è fatto sentire per solidarietà o per sapere come stiamo - continua Anna - La scuola, totalmente silente ed indifferente non prevede alcun tipo di sostegno per un'ipotesi come la nostra, non è prevista la didattica a distanza o alcun aiuto se l’isolato in classe è solo uno. Ci dobbiamo arrangiare con il solito metodo empirico: chiedere aiuto ai genitori volenterosi tramite le chat".

La mamma, che è anche professionista, ovviamente ha dovuto rimodulare per praticamente un mese intero (14 giorni + 10) la sua attività, “e devo ringraziare la mia collega con la quale siamo una squadra”. Ci sono circostanze che ti aprono gli occhi sul genere umano, e non è stato bello osservare com’è diventato. “C’è molto individualismo, tra genitori, poco senso di collettività”, commenta con amarezza la rodigina.

E chiude con una nota ironica: “Tra le altre cose, il Sisp - che, nel frattempo, ci ha contattati varie volte - ci dice che dobbiamo telefonare ad Ecoambiente per conoscere le modalità di gestione dei nostri rifiuti (tre buste dovranno rivestire ogni singola indifferenziata raccolta)”.

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