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Per il 76% sarà un anno negativo

Gli imprenditori avvertano come principale minaccia vecchi nemici come “pressione fiscale e costo del lavoro”

Per il 76% sarà un anno negativo

Se la speranza era che quella che il ciclo economico seguisse una curva a “V” e, dopo una repentina discesa, si registrasse un altrettanto rapida risalita, la voce degli imprenditori oggi dice che non sarà così e, tuttavia, chiarisce anche che, nonostante le difficoltà, non c’è alcuna voglia di arrendersi. Il 61% delle Pmi del sistema manifatturiero padovano denuncia un calo del fatturato nel terzo trimestre dell’anno, mentre addirittura il 76% prevede che il 2020 si chiuderà con un saldo negativo rispetto al 2019 (e per 24 su 100 il calo sarà consistente, oltre il 25% del proprio fatturato).

Tendenza analoga per quanto riguarda il portafoglio ordini, con un peggioramento nel confronto col terzo trimestre dello scorso anno (il 63% delle aziende denuncia un calo rispetto al primo trimestre 2019) e previsioni fosche sull’intero 2020 (il 69% degli interpellati prevede un segno meno). E tuttavia è significativo notare che solo 20 su 100 stanno attualmente facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, che solo il 15% delle aziende ha dovuto fare i conti con ritardi significativi nei pagamenti dai propri clienti, che solo il 2% a sua volta li ha ritardati in misura significativa nei confronti dei propri fornitori e che il 50% ha proseguito nel suo programma di assunzioni nel 2020.

Emblematico poi che gli imprenditori avvertano come principale minaccia per il prossimo futuro vecchi nemici come “pressione fiscale e costo del lavoro” (il 61% indica questa voce come il primo pericolo del prossimo biennio) e “burocrazia asfissiante” (20%), più ancora del riacutizzarsi dell’emergenza Covid-19 (13%).

Sono alcuni risultati della seconda indagine statistica congiunturale realizzata da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, attraverso domande dirette agli imprenditori. L’indagine ha coinvolto un campione di 100 aziende selezionate nel settore manifatturiero, in larga parte (65%) con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro e con meno di 25 addetti (60%). L’obiettivo è stato appunto quello di comprendere quali sono e saranno gli effetti della pandemia sulle imprese padovane, anche andando a indagare su aspetti sinora poco presenti nei rilievi statistici. Ad esempio, come si sono comportate riguardo allo smart working? Ebbene, il 15% lo sta attualmente utilizzando, ed è significativo che il 78% ne abbia un’esperienza nel complesso negativa (41 su 100 non prevedono di farvi ricorso, 37 hanno utilizzato lo strumento ma ritengono non faccia per la propria azienda). E riguardo alla sanificazione delle strutture? 33 su 100 la svolgono quotidianamente, 56 settimanalmente, 11 mensilmente. Nel 73% dei casi la gestione dei turni di lavoro è rimasta invariata e per l’82% degli interpellati spese di sanificazione e gestione dei turni incidono “poco o nulla” sul bilancio. E per quanto concerne gli strumenti assicurativi nei confronti dei propri dipendenti? Ebbene, il 48% ne ha una percezione di utilità (somma del 15% che li ha già sottoscritti e del 33% che sta valutando di farlo). E l’attività diagnostica (tamponi e test sierologici) sempre nei confronti dei propri dipendenti? Qui la percezione di utilità è al 33% (il 20% l’ha svolta, il 13% ha in programma di svolgerla).

Infine il “termometro politico”, ovvero il giudizio complessivo rispetto alla gestione dell’emergenza sanitaria e alle misure di supporto predisposte da governo e Regione Veneto. Un aspetto, questo, da cui emerge un verdetto inequivocabile: per il 73% degli intervistati le misure destinate alle imprese dal governo Conte (Dl Cura Italia, Rilancio, Semplificazione e Agosto) sono insufficienti (e su una scala da 1 a 10 la media voto è 4,2), mentre in 62 su 100 sarebbero favorevoli a ricorrere a Mes e Recovery Fund anche a costo di contrarre maggior debito.

Allargando il quadro a due altri provvedimenti simbolo dell’ultimo biennio, gli imprenditori bocciano categoricamente il reddito di cittadinanza (96 su 100 lo condannano, voto medio alla misura 1,98), mentre si dividono su Quota 100 (54 contrari, 46 favorevoli, voto medio 5,28). Al contrario, è alta la fiducia per la nuova giunta Zaia: il 72% degli interpellati ritiene possa rendere più competitivo il territorio.

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commenti 1
  • diduve

    05 Novembre 2020 - 15:03

    Certo.. perche' l'anno scorso e' stato uno scherzo, eh?

    Rispondi

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