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ADRIA IN LUTTO

Addio a padre Beppino Puttinato, ucciso dal virus insieme ad altri otto religiosi

Il missionario comboniano, originario di Baricetta, aveva 87 anni

Addio a padre Beppino Puttinato, ucciso dal virus insieme ad altri otto religiosi

Il Covid-19 ha sbarrato la strada terrena di padre Giuseppe Puttinato, per tutti Beppino, missionario comboniano, originario di Baricetta, aveva 87 anni. Lascia le sorelle Anna e Onorina e il fratello Carlo. Domani mattina alle 8.30 viene celebrato il rito delle esequie nella Casa madre comboniana di Verona trasmesso in diretta Yuotube sul canale “Funerale padre Beppino”.

Poi la salma arriverà nella chiesa di Baricetta alle 14.30 dove sarà celebrata una cerimonia funebre. Al termine la salma proseguirà per il cimitero del paese per la tumulazione.

Era rientrato in Italia ai primi di ottobre dopo un intervento chirurgico per la rimozione dei calcoli eseguito in Sudan e con un decorso post operativo senza problemi. Tuttavia gli era stato suggerito un luogo di maggior tranquillità per la convalescenza, così aveva accettato di trasferirsi nella casa di cura dell’ordine a Castel d’Azzano, alle porte della città scaligera. Purtroppo in breve tempo si è trasformata in un focolaio Covid, così otto religiosi hanno perso la vita.

Era nato il 7 aprile 1933, a 13 anni entra nel seminario diocesano di Rovigo dove completa gli studi di ginnasio, liceo e filosofia. Nel 1954 passa nell’istituto missionario comboniano a Firenze per il noviziato, poi a Venegono Superiore in provincia di Varese per il corso di teologia. Nel 1959 viene ordinato sacerdote nel duomo di Milano dal cardinale Giovan Battista Montini, futuro Papa Paolo VI e dopo pochi mesi parte come missionario per l’Africa, assegnato come insegnante al collegio comboniano di Khartoum, capitale del Sudan. Si decida con grande impegno e senza sosta all’insegnamento, nel frattempo si iscrive come studente esterno all’Università di Londra e completa il corso di Bachelor of arts, studiando per corrispondenza con l’aiuto di Wolsey hall, Oxford.

Nel 1979 si prende un anno sabbatico e va in Libano dove si dedica allo studio della lingua araba. Due anni dopo torna a Khartoum dove viene nominato rettore del seminario diocesano. Nel 1987 viene mandato a Port Sudan, sul Mar Rosso, come direttore della Comboni secondary school, frequentata al 60 per cento da rifugiati eritrei. Nei primi anni Novanta ritorna a Khartoum dove riceve l’incarico di responsabile del collegio e superiore della comunità comboniana locale, incarico che porterà avanti per un decennio.

Per tutta la sua vita ha perseguito due missioni: l’insegnamento e il dialogo interreligioso. Appena arrivato in Africa, si è subito dedicato all’educazione dell’infanzia sia per l’istruzione primaria, poi secondaria. Successivamente è riuscito a dare vita a un college universitario per questo più di qualcuno l’aveva chiamato il Gemelli africano, paragonandolo al fondatore dell’Università Cattolica di Milano. Era convinto, infatti, come è nella dna dei comboniani, che solo l’educazione e l’istruzione possono portare i singoli individui, quindi un popolo, all’emancipazione, per gettare le basi per un vero e proprio sviluppo sociale prima ancora che economico.

Gran parte delle sue energie sono state dedicate anche al dialogo con l’Islam: aveva imparato l’arabo per studiare il Corano per avere gli strumenti religiosi e culturali per un dialogo aperto e sincero.

Leggeva moltissimo e scriveva tantissimo, ha lasciato molti scritti, soprattutto pillole di saggezza di vita ispirata alla fede, anche se mai raccolti per una pubblicazione. Pillole di saggezza che gli ascoltatori dell’emittente diocesana Radio Kolbe conoscono bene per le tante occasioni in cui ha partecipato alle trasmissioni. Qualche volta faceva ritorno nella sua amata Baricetta. In una delle sue ultime uscite, nel 2012, era stato ospite del Canfin a un incontro pubblico con don Bruno Cappato e Fulvio Osti per ricordare lo scrittore Gianni Gnan.

Numerosi i riconoscimenti, attestati e benemerenze, tra i più significativi la nazionalità sudanese nel 2003, l’onorificenza dell’Ordine della solidarietà ricevuta dal Presidente della Repubblica italiana e la medaglia d’oro dell’ordine delle scienze e arti ricevuta dal Presidente della Repubblica del Sudan.

Il padre provinciale comboniano ha salutato Beppino con queste parole: “E’ caduto l’eroe della missione in Sudan”.

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