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AUTONOMIA A RISCHIO

“Più risorse per dare risposte”

Corazzari, “Se avessimo più fondi, potremmo aiutare i settori economici e sociali in forte crisi”

“Più risorse per dare risposte”

Un esempio concreto di cosa significhi più autonomia per l’assessore regionale Cristiano Corazzari, che ha deleghe a Cultura, Sport, Caccia, Pesca, Territorio e Acquacoltura? “Stiamo lavorando al bilancio anche a sostegno dell’economia locale. Se avessimo più risorse a nostra disposizione potremmo fare di più di quello che facciamo per aiutare il nostro tessuto sociale ed economico”.

Il test fai da te è l’ultimo investimento fatto in Regione, che rende il Veneto primo in Italia. E’ una mossa mediatica per far capire che da soli è meglio?

“Purtroppo in questo periodo emergono polemiche pretestuose. Alcune regioni hanno saputo bene amministrare e altre non l’hanno fatto. Autonomia dal nostro punto di vista è assunzione di responsabilità e chi sa migliorare il livello dei servizi territoriali è meritevole di avere l’autonomia. Il Veneto è un esempio da esportare fuori regione. Altre realtà che non sono in grado di eguagliare la sanità veneta potrebbero prenderci a modello. Chi è contro l’autonomia vuole abbassare il livello, livellare tutto verso il basso. Invece noi possiamo essere di esempio a tutto il paese. Io spero che il Veneto, sia preso come contributo costruttivo e valore aggiunto per tutto il paese. Non possiamo appiattirci sulle inefficienze altrui”.

La gestione della pandemia ha messo molto in luce le differenze tra regioni. Qual è la ricetta che potrebbe esportare il Veneto? La sua tipicità vincente?

“Sono vincenti i valori della nostra gente. Il senso del lavoro, del sacrificio, la determinazione e la solidarietà in tutti i settori. Sono specchio della nostra comunità veneta. Penso che la nostra sia una realtà che ha dimostrato come con questa impostazione di lavoro si possano raggiungere dei risultati ed essere metro di confronto ed elemento di contributo”.

A proposito di comunità, anche il Veneto si è stretto con le sue province e si è scoperto più unito, più territorio. Rovigo è sempre la provincia del profondo Nord?

“Tutti i veneti hanno mostrato di avere grande capacità di resilienza. In Italia per la verità un po’ tutti i cittadini lo stanno dimostrando. E’ connaturato al nostro modo di essere, ritrovare forte l’appartenenza. Su Rovigo è da rimarcare il fatto che nel momento più difficile in assoluto nell’emergenza della pandemia Covid non siamo stati il solito fanalino di coda ma in testa a tutti i dati dal punto di vista sanitario. Questo non significa che le nostre strutture non siano sotto stress, ma è stato fatto un gran buon lavoro da chi ha amministrato la sanità mentre i rodigini hanno dimostrato da canto loro molto senso di responsabilità”.

Tornando al tema dell’autonomia. Sono trascorsi tre anni, e tra i veneti che hanno votato il 22 ottobre del 2017 c’è sempre più delusione. E poi, a causa del Covid, chi a Roma non ne vuole sentire parlare ha ripreso coraggio...

“L’emergenza Covid ha complicato la situazione e l’iter dell’autonomia. Alcuni percorsi sono condizionati dalle urgenze da rincorrere. Il governo ha dato priorità a questi provvedimenti. Noi continuiamo comunque ad andare avanti con le nostre richieste di autonomia, per dare delle risposte al nostro territorio. Un’autonomia, non dimentichiamolo, prevista dalla costituzione. E strutturata in paesi come Germania, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti, Svizzera. Bisogna uscire dall’equivoco che autonomia sia solo autonomia di spesa come in alcune regioni italiane. Si devono fare delle scelte e assumere la diretta responsabilità di queste scelte, non fare debiti che poi saranno ripianati dallo stato centrale. Ma per migliorare il sistema.

Ma l’Italia è pronta a questo passaggio?

“Il regionalismo differenziato è previsto dalla costituzione. Ognuno ha l’autonomia che è in grado di gestire. Non è possibile che ci siano regioni non in grado di curare i propri cittadini, costretti ad andare in altre strutture regionali per farsi curare”.

Con i fondi che ha, la Regione su cosa sta puntando in questo periodo così difficile anche per l’economia?

“Io mi occupo di temi come come la cultura e lo sport e stiamo cercando di dare sostegno alle categorie con fondi da bilancio regionale che sono sempre molto limitati. Se avessimo la possibilità di avere maggiori risorse potremmo aiutare di più i cittadini a tutti i livelli. La pubblica amministrazione veneta, tra l’altro, costa molto meno di quella nazionale. Se l’Italia si comportasse come il Veneto, ci sarebbe un risparmio in termini di risorse di 35 miliardi di euro, che andrebbero a disposizione delle categoria produttive, delle fasce deboli, del settore sociale ed economico. Ecco che in un momento di difficoltà essere celeri e saper amministrare le finanze diventa essenziale per uscire dalla crisi”.

Nella manovra di bilancio in approvazione, cosa ottiene Cristiano Corazzari per i suoi referati?

“Stiamo approvando l’assestamento, ci saranno somme a sostegno delle sale cinematografiche per 200mila euro e 240mila euro per la nomina dei direttori dei 5 parchi regionali”.

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