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ADRIA

Caso Pediatria, Bartelle e Naccari incalzano il sindaco

Le domande a Omar Barbierato sul trasferimento “provvisorio” dei ricoveri a Rovigo

Caso Pediatria, Bartelle e Naccari incalzano il sindaco

L'ospedale di Adria

Sembra passata un’eternità, invece sono passati soltanto due anni dal consiglio comunale del 15 ottobre 2018. Il civico consesso era stato convocato in seduta straordinaria per valutare "quale possibilità di futuro per l’ospedale di Adria e per i servizi socio sanitari". Recitava proprio così l’unico punto della seduta chiesta dai gruppi di opposizione. E due anni dopo si arriva alla seduta urgente e straordinaria di questa sera, alle 20.30 in videoconferenza: da mesi i gruppi di opposizione chiedevano di discutere di sanità e ospedale, ma più volte l’argomento è stato rinviato. Se ne parla stasera, argomento scorporato dal chilometrico odg che va avanti da mesi, in una riunione straordinaria e convocata d’urgenza dopo il trasferimento, annunciato come provvisorio, del reparto di pediatria a Rovigo, tranne per le emergenze.

E la seduta di stasera mostrerà quanta acqua è passata sotto ponte Castello: due anni fa erano stati invitati a intervenire il dg Antonio Compostella, Franco Vitale, presidente della conferenza dei sindaci, ed Enrico Naccari, presidente del comitato cittadino per l’ospedale. I primi due non si presentarono, Naccari si trovò a fare la parte del leone. All’ultimo minuto il presidente Bisco si ricordò di chiamare i rappresentanti polesani in Regione: risposero all’appello i consiglieri Patrizia Bartelle e Graziano Azzalin, l’assessore Cristiano Corazzari aveva un altro impegno improrogabile.

Nessuno dei protagonisti di allora parteciperà alla seduta di stasera e non per colpa della videoconferenza, ma perché la città è sempre più isolata. L’atteggiamento passivo di Barbierato di fronte allo spostamento di Pediatria è stato qualcosa di sconvolgente e pochi credono alla provvisorietà, l’unico appiglio al quale si aggrappa il sindaco per salvare la faccia. Così è un gioco troppo facile per due ex compagni di strada civica come Bartelle e Naccari ricordare a Barbierato che “in Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio".

"Ne è buona prova il nostro Inno nazionale, il canto degli italiani, scelto, provvisoriamente, il 12 ottobre 1946 e rimasto precario sino al 4 dicembre 2017. Per cui, non ce ne vorrà il sindaco Barbierato, se, leggendo le sue dichiarazioni sui ricoveri della pediatria 'temporaneamente spostati a Rovigo' ci siamo inquietati non poco. Il Polesine, Adria non fa eccezione - incalzano - non è un paese dove anziani e malati cronici hanno una vita facile. Il territorio, già condizionato da carenze strutturali e criticità endemiche, è stato pesantemente penalizzato dai recenti piani socio sanitari regionali, perdendo apicalità, ovvero primari, e posti letto per acuti".

"Oggi l’emergenza pandemica sta privando l’Altopolesine del suo ospedale di riferimento, il San Luca di Trecenta, trasformato in struttura per pazienti Covid. Dalla stampa si apprende che, a livello nazionale, il 30% dei trattamenti oncologici è stato ritardato o cancellato e che non si fanno più controlli preventivi per questi malati. Si apprende anche che sono drasticamente diminuiti gli infartuati che si presentano ai pronto soccorso e arrivano in terapia intensiva cardiologica. Cosa che ha, praticamente, raddoppiato le morti, in Italia, per questa patologia".

"Non sappiamo se Adria e il Polesine siano in linea con questa drammatica statistica - osservano Bartelle e Naccari - Sappiamo che il nostro territorio ha un indice di vecchiaia molto elevato, pari a 234,3 nel 2019 rispetto alla media regionale e nazionale rispettivamente del 172,1 e del 173,1 nel medesimo periodo. Sappiamo che in Veneto le malattie croniche, secondo l’Osservatorio nazionale, toccano il 39,6% della popolazione. Ed è certo che rinvii e ritardi nell’assistenza per le patologie non Covid mettano in seria difficoltà una popolazione anziana e malata".

L’attualità, secondo Bartelle e Naccari, è apprendere "dal sindaco di Adria che l’Uss 5 Polesana è costretta a raschiare il fondo del barile, prendendo gli infermieri della pediatria del nosocomio adriese per dare vita alle Usca, unità speciali di continuità assistenziale, per curare i malati Covid a domicilio".

Allora si chiedono: "Possibile che Compostella non avesse altro modo per soddisfare le direttive regionali? L’Ulss 5 è in grado di mettere in atto tutte le misure previste dalle predette direttive? I numeri del contagio, dei ricoveri e dei decessi sono sotto gli occhi di tutti".

A questo punto pongono tre interrogativi: "primo, quanti posti sono stati riconvertiti nel rispetto della Dgr 552/2020? Secondo, non avendo notizie di incrementi significativi di personale sanitario con chi saranno attivati questi posti letto allestiti? Forse con le stesse misure messe in atto da Compostella, depotenziando, di fatto, la pediatria di Adria? Terzo, vista la sospensione di attività chirurgica già programmata che preveda terapia intensiva post operatoria e ridotta l’attività non urgente, quanto graverà tutto ciò sulla salute dei singoli e della collettività?”

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