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Con i ristoranti chiusi a Natale previsto un crac da 41 miliardi

L'allarme lanciato dalla categoria: "Rischia di dare il colpo di grazia al settore dell'alimentazione"

Con i ristoranti chiusi a Natale previsto un crac da 41 miliardi

28/11/2020 - 19:00

La chiusura dei ristoranti nel periodo natalizio, tradizionalmente quello con il maggior afflusso di clienti, fa rischiare un tracollo da 41 miliardi al comparto. È l'allarme lanciato da Coldiretti, che sottolinea che il taglio delle spese di fine anno a tavola rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani, che quest'anno scendono al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione. Il fatturato, a causa delle restrizioni dovute al coronavirus, è dimezzato (-48%) per una perdita complessiva, appunto, di quasi 41 miliardi di euro nel 2020.

L'analisi è stata fatta dalla Coldiretti su dati Ismea proprio sull'impatto della nuova ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, che entra in vigore oggi, ma a preoccupare è anche il nuovo Dpcm per l'ipotesi di chiusura di tutti i bar e ristoranti per Natale e Santo Stefano. Nonostante i cambi di colore in Italia, restano chiusi 2 bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi su 3 per un totale di oltre 215mila locali situati nelle regioni rosse e arancioni, dove è proibita qualsiasi attività al tavolo, con un drammatico impatto su economia e occupazione.

Le ultime riaperture per la ristorazione riguardano solamente le strutture presenti in Sicilia (oltre 23mila) e Liguria (quasi 13mila) che diventano zone gialle dove comunque, sottolinea l'associazione, le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle 5 alle 18 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, e fino alle ore 22 della ristorazione con asporto. Nelle zone critiche (arancioni e rosse) è invece consentita la sola consegna a domicilio, e fino alle 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali.

Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione si fanno sentire a cascata sull'intera filiera agroalimentare, con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all'olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa, è la richiesta della Coldiretti, devono prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera, per salvare l'economia e l'occupazione.

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