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ADRIA

Altre “picconate” sull’ospedale

Il Pd attacca su psichiatria: "Smantellato un reparto di qualità per portarlo al quarto piano a Rovigo"

Altre “picconate” sull’ospedale

Il Pd attacca su psichiatria: “Smantellato un reparto di qualità per portarlo al quarto piano a Rovigo”

L’emergenza Coronavirus sta "picconando" l’ospedale adriese. Secondo fonti autorevoli, sia pure non ancora ufficiali, chirurgia è stata accorpata a ortopedia, mentre è stata sospesa ogni attività chirurgica, fatte salve le urgenze. Tutto è stato trasferito all’ospedale di Rovigo anche per ernie, colicisti e altro. Un altro accorpamento riguarda lungodegenza con medicina. Decisioni motivate dalla necessità di rafforzare l’ospedale Covid di Trecenta, come avvenuto una decina di giorni fa per pediatria. Il 30 novembre il consiglio comunale adriese ha approvato un documento in cui si chiede l’immediato ripristino dei servizi, invece si sta andando nella direzione opposta. Ieri pomeriggio si è svolta l’assemblea dei sindaci dell’Ulss 5 polesana, ma in tarda serata ancora non era dato sapere l’esito dell’incontro.

Intanto, il circolo adriese del Pd torna a stigmatizzare "l’esodo" di psichiatria. "Oltre alla continua perdita di servizi - attacca il segretario Pierpaolo Ballo - constatiamo che si sta perpetrando un ulteriore degrado dei servizi offerti dall’ospedale di Adria con la chiusura dell’attuale Spdc per trasferirlo a Rovigo, sottraendo uno staff di professionalità indispensabile per la salute mentale locale. Invece di potenziare l’assistenza alla collettività, si procede sulla strada opposta, riducendo i servizi, aggiungendo ulteriori disagi, perché l’ospedale non presidia più il territorio e concentra il servizio a Rovigo, obbligando i pazienti e loro familiari a gravosi spostamenti con ulteriori difficoltà, considerate le distanze e le situazioni familiari".

E ancora: "A queste problematiche dobbiamo aggiungere le caratteristiche sfavorevoli che il nuovo reparto, realizzato al quarto piano dell’ospedale di Rovigo, sopra al reparto di oncologia, offrirà ai suoi ricoverati. I degenti, che attualmente ad Adria possono usufruire di locali al piano terra, in un ambiente circondato dal verde con giardino attrezzato e gazebo, beneficiando di un minimo di ristoro e l’opportunità di intrattenersi con amici e familiari in un luogo sereno e all’aria aperta, in futuro saranno costretti in stanza chiuse, con aria maleodorante, perché nel Spdc non si possono aprire le finestre".

A questo punto pone alcuni interrogativi. "Perché chiudere un reparto che presenta un buon livello sia di qualità di servizio, sia di condizione per le persone malate, per ricostruirlo, con qualità inferiore a Rovigo collocando ad Adria una nuova struttura al posto di quella trasferita? Non sarebbe molto più semplice, meno costoso, meno disturbante realizzare il nuovo direttamente a Rovigo lasciando inalterato l’esistente di buona qualità? Eppure, si dice che si riducono i servizi con l’obiettivo di risparmiare. Inoltre, gli spazi di un Spdc non sono certo adeguati ad ospitare una comunità residenziale di venti persone".

"Per cui anche il centro diurno dovrebbe essere chiuso e ricostruito da un’altra parte. La strada intrapresa dall’Ulss 5 – prosegue Ballo - con lo scopo dichiarato di un contenimento dei costi, ci riporta indietro nel tempo trascurando il fatto che si sta parlando di persone malate che necessitano di cura e non di prigioni. In definitiva, ad Adria si sta distruggendo un ottimo reparto che offre un servizio indispensabile alle persone con disturbi mentali e al territorio per sostituirlo con un ‘manicomietto’ quando abbiamo una struttura, anch’essa di recente costruzione, come Corte Guazzo che rimane chiusa in abbandono, disperdendo così un patrimonio che potrebbe essere di sostegno ai percorsi di cura nella psichiatria. Insistiamo ancora una volta: queste persone devono essere curate con le metodologie riconosciute e approvate dall’Oms e reinserite socialmente, non rinchiuse a 45 anni come ‘croniche o incurabili’. Per chiudere si rimarca che, dopo l’annessione dell’Ulss 19 con Rovigo, non sono mai stati convocati né il consiglio di dipartimento, né l’assemblea del dipartimento salute mentale, organi previsti dalle normative nazionali e regionali e, a buona ragione, in seguito ai radicali cambiamenti introdotti".

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