VOCE
SOLIDARIETA'
02.01.2021 - 18:19
foto d'archivio
Se ce ne fosse stato bisogno, l’ultimo riconoscimento al grande lavoro di solidarietà svolto dall’associazione Bandiera Gialla di Rovigo, lo ha offerto ieri il Tg1 in un servizio andato in onda nel telegiornale delle 20. Davide Sergio Rossi, presidente dell’organizzazione che è cresciuta esponenzialmente dal 2016 a oggi, è stato con i suoi volontari al centro della rete per il sostegno alle famiglie più bisognose di Rovigo e del Polesine. E ha tastato con mano quanto la povertà sia aumentata in questo terribile anno di pandemia. “Sono pizzaioli che hanno perso il lavoro, baristi, parrucchieri. Gente che molto spesso non emerge, viene segnalata, la rintracciamo, stiamo vicini anche da un punto di vista psicologico”.
I ruggenti anni Sessanta e la sua musica sono la matrice di Bandiera Gialla, com’è venuta l’idea di abbinare eventi alla solidarietà?
“Bandiera Gialla è nata all’inizio del 2016 da una mia idea. Eravamo pensionati e facevamo solo eventi musicali e gite. Poi ho avuto un infarto, ho messo tre by pass e superata questa fase ho pensato che volevo fare del bene alle persone che hanno di meno. Il divertimento e gli eventi ci davano così la possibilità di raccogliere fondi per tre medici africani, in tre ospedali. Dal 2016 a oggi abbiamo spedito 60mila euro, a tre medici in Benin, Mali ed Etiopia. Poi siamo approdati alla distribuzione della spesa solidale. Nel frattempo Bandiera Gialla da 160 soci è passata a 1325 soci. Con la loro quota annuale, di 10 euro, abbiamo fatto beneficenza a molte famiglie. Più siamo più bene facciamo”.
Negli anni anche il bilancio di Bandiera gialla è aumentato. Quanto riuscite a raccogliere?
“Quest’anno abbiamo avuto entrate da privati per 7mila euro, l’ultimo contributo dalla ditta Breveglieri per 2.250 euro. Con le feste le uniche due che siamo riusciti a fare in questo maledetto anno, abbiamo raccolto 23.168 euro. Cinquemila le abbiamo date in beneficenza alle associazioni a noi collegate. 10mila euro li investiremo in un nuovo capannone dove sorgerà l’emporio polesano della solidarietà. Inoltre in questo anno abbiamo con il Comune di Rovigo fornito il nostro Iban per l’emergenza Covid. E abbiamo raccolto e distribuito 28.400 euro ai bisognosi”.
Bandiera Gialla è conosciuta anche per la raccolta alimentare delle derrate che distribuite.
“E’ il lavoro più grosso. Reperiamo merci sul mercato di Lusia. Quest’anno abbiamo recuperato 7.985 quintali. L’anno precedente erano stati 4.358 quintali di merce. Se consideriamo un prezzo minimo al chilo, la merce recuperata e redistribuita ha un valore di oltre un milione di euro. Continuiamo a recuperare le eccedenze di pane da panifici ed enti pubblici. Duecentomila pani che distribuiamo alle nostre associazioni con cui si è costruita una rete: Blu soccorso, Croce Rossa, Uisp, Auser. Negli ultimi due mesi di lavoro micidiali abbiamo servito 974 spese solidali come Bandiera Gialla e avvicinato più di 3mila persone anche con i fondi recuperati”.
Quante persone lavorano insieme a lei, rischiando, lo diciamo, anche la salute in questo periodo di pandemia? “Sono dai 30 ai 40 soci. Tutti pensionati come me che dedicano a questa causa anche 10 12 ore al giorno”.
Rispetto all’inizio dell’anno cosa avete notato voi sul campo, rispetto all’aumento dei bisogni e alla crisi economica?
“Abbiamo visto un incremento della povertà del 20-25%. Come Bandiera Gialla seguiamo circa 150 famiglie. E ne sono entrate di nuove, parrucchieri, dipendenti senza lavoro, parrucchieri, camerieri, gente che lavorava nell’ambito delle pizzerie. Settanta ottanta persone sono polesani che con la perdita del lavoro sono andate in estrema difficoltà. Molte non hanno il coraggio di dirlo. Ce le segnalano o arrivano chiamate al mio numero che oramai è pubblico. Ci chiedono di andare a San Pio X, a Canaro, o a Buso per prendere contatto e portare la spesa. L’obiettivo è rimanere vicini, anche per un supporto psicologico. Non si tratta solo del riso o della pasta o dei pannolini”.
C’è qualche situazione che l’ha colpita in modo particolare?
“Per la verità mi emoziona la storia delle suore di via dei Cappuccini a Rovigo. Sono ancora isolate, allettate e positive al Covid. Sono circa 28-30 suore, persone anziane alla fine dei loro giorni, che come i frati cappuccini, nella sede di fronte non possono muoversi. Vedere la piccola suora di 80 anni che ci ringrazia con il cuore in mano, o le persone che ringraziano per la spesa solidale presso i Frati, ci emoziona molto”.
Rovigo è una città solidale?
“Assolutamente sì. Sono tante le associazioni impegnate nel territorio. C’è Porto Alegre, la Casa di Abraham, penso di poter dire che non abbiamo lasciato indietro nessuno. Ora insieme al Comune di Rovigo, al Csv e a Polesine solidale costruiremo l’emporio alimentare solidale. Tutte le associazioni del Polesine faranno riferimento a noi. Da Porto Viro fino a Trecenta. Voglio che cresca e che diventi un punto di riferimento. Abbiamo bisogno di una rete, non di formare singole piccole parrocchie. Verrà gestito da Bandiera Gialla in maniera equa, solidale e democratica”.
C’è chi approfitta dell’aiuto, chi si ferma all’assistenzialismo?
“Quello che vogliamo evitare è il ‘turismo della povertà’ che non va bene. Incrociando i dati con Croce rossa o San Vincenzo, è capitato di vedere che qualcuno faceva più di una spesa in più punti della città. Incrociando i dati si arriva a tutti, con trasparenza e professionalità. E’ toccato anche a noi professionalizzarci. Non prendere le segnalazioni “a mano”, ma registrarle. L’Emporio servirà anche a questo. In un capannone di 250 metri quadrati preso in comodato metteremo dentro le celle frigo e anche gli uffici per gestire la rete con professionalità”.
Questo 2020 vi ha fatto perdere le origini, quelle di fare intrattenimento solidale?
“Bandiera Gialla nasce e vive con due concetti importanti: divertimento e solidarietà. Noi non facciamo fatica perché ci divertiamo con trasparenza ed educazione. Non vedo l’ora che finisca questa pandemia e quando riavremo la libertà organizzeremo un evento in piazza con musica e divertimento. Una settimana di musica. Bloccherò la piazza e mi trasformerò. Vedrete la marea di gente che accorrerà. Il nostro motto e sorriso ed educazione. Ci divertiamo un sacco e facciamo del bene”.
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