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LA STORIA

Entrambi ricoverati per covid ma in due ospedali diversi: i medici li mettono in contatto

Ma la situazione ad Adria fa arrabbiare la figlia: mancano i tablet, “Sindaco faccia qualcosa presso l’Ulss”

Entrambi ricoverati per covid ma in due ospedali diversi: i medici li mettono in contatto

E’ dura aver trascorso Natale e Capodanno lontani dai propri cari. E’ dolorosamente triste aver trascorso Natale e Capodanno senza una videochiamata con mamma e papà ricoverati in ospedale. E’ la storia amara di una signora indignata per quello che sta succedendo: la mamma ricoverata in lungodegenza ad Adria, il papà nel Covid hospital di Trecenta. Stessa età: sui 75 anni e ancora in discrete condizioni, autosufficienti.

“Con il papà ricoverato a Trecenta la situazione è accettabile – riferisce la donna – Non ci siamo sentiti a Natale e Capodanno, ma qualche giorno prima e dopo, tuttavia le videochiamate sono abbastanza regolari. Anzi devo fare un plauso al reparto perché qualche giorno fa sono riusciti a mettere in contatto il papà con la mamma: si sono commossi come bambini. Gli stessi medici e infermieri sono rimasti colpiti”.

Allora il problema è nei contatti con sua madre?

“Certamente. Ricordo che in questo periodo non si può accedere in ospedale. Posso capirlo con la pandemia in corso. Non posso accettare, però, che il reparto sia sprovvisto di un tablet per le videochiamate. Sarebbe stato comprensibile in primavera quando la pandemia ha colpito all’improvviso ed ha colto tutti impreparati, alla sprovvista. Ma ormai va avanti da quasi un anno”.

Dunque nessun contatto con sua madre?

“Da quando è ricoverata dai primi di dicembre, una sola videochiamata. Sa perché? Per la gentilezza di un infermiere che ha messo a disposizione il proprio Iphone. Lo ringrazio infinitamente, ma non è questo il modo corretto, non è accettabile che il reparto sia sprovvisto di un tablet. Riesco a fare qualche telefonata con mia madre, perché ha il suo telefonino, ma poterla vedere cambia tutto, soprattutto per lei. Quando la sento le prime parole ti spezzano il cuore quando dice ‘non ti sei dimenticata di me’. Cerco sempre di trovare qualche parola per sdrammatizzare, ma le assicuro che è dura. Posso dire che come la penso?”

Dica pure…

“Posso comprendere tutte le difficoltà e le fatiche che medici, infermieri, operatori sanitari stanno affrontando in questo periodo, direttamente o indirettamente in prima linea contro il Covid. Non finiremo mai di ringraziarli. Però bisogna considerare due aspetti. Il primo la sofferenza di noi familiari. La seconda, la condizione psicologico/morale di chi è su un letto è non vede i propri cari: si convince di essere stato abbandonato. Questo è drammatico”.

L’ha constatato con sua madre?

“Certo. Pensi che da qualche giorno non rispondeva al telefono. L’altro giorno apprendo che non è in grado di rispondere al telefono perché sotto morfina. Confesso che sono andata in escandescenza perché non è questo il modo di trattare noi familiari”.

Vuole lanciare un appello?

“Mi sorprende che il sindaco non sia a conoscenza di tutto questo. Non credo di essere l’unica familiare che si trova in queste condizioni. Pertanto mi auguro che si attivi quanto prima nei confronti dell’Ulss affinché ogni reparto venga dotato di una tablet e a rotazione i familiari abbiano la possibilità di mettersi in contatto in videochiamata con i propri cari per rendere meno dolorosa questa sofferenza”.

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