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CORONAVIRUS IN POLESINE

La protesta della barista: "Da venerdì io apro il mio bar"

L’esercente: “Preferisco mettere un piatto in tavola per mangiare. C’è tutela legale, invito le partire Iva a farlo”

La protesta della barista: "Da venerdì io apro il mio bar"

“Da venerdì io aprirò il mio bar”. E’ determinata Pamela Zagato, titolare del “Vanilla Cafè”, bar che si trova in piazza Giovanni Paolo II a Boara Polesine, nel piazzale della chiesa della frazione di Rovigo. Ha aperto il gruppo Facebook “Io apro Rovigo”, che è collegato al gruppo nazionale “Io apro”. Lo ha fatto per cercare di invitare gli altri esercenti ad aderire all’iniziativa. Si tratta della protesta di ristoranti, bar e palestre che è pronta a sbarcare anche in Polesine. Pare, dunque, che il fronte di protesta contro le chiusure prolungate si stia allargando e, dalla Germania, da dove è partito, è arrivato in Italia. #IoApro è l’hashtag che sta spopolando sui social tra i ristoratori, i baristi e i titolari delle palestre, che hanno deciso di avviare una protesta per venerdì, tenendo aperti i rispettivi locali nonostante i divieti. Anche su Telegram stanno nascendo i primi gruppi: in tutta Italia gli esercenti si stanno organizzando per aderire alla clamorosa protesta.

“Dal 15 gennaio, io aprirò come tutte le 60mila partite Iva, tra bar, ristoranti e palestre, che da venerdì in poi hanno deciso di aprire - spiega Pamela - Ovviamente lo farò rispettando tutte le misure di sicurezza, con tavoli da quattro, distanziamento e gel sanificante in ogni tavolo. Chiuderemo entro le 22, come previsto dal dpcm, ma in modo da poter lavorare fino a sera con gli aperitivi e tutta la clientela del dopo cena”.

“La chiusura alle 18 significa perdere la fetta più importante nel guadagno della giornata perchè, fino a quell’ora, la gente è al lavoro - continua l’esercente - Lavorare solo con l’asporto è una penalizzazione per bar e ristoranti. Per me, ma in generale per i locali, queste restrizioni hanno comportato una riduzione dell’80% del fatturato quotidiano. Oltretutto, io sono fuori città, in frazione. E ho, comunque, costi fissi mensili che si aggirano sui 5mila euro circa, tra affitti, contributi previdenziali, tasse, mutuo, utenze come gas, luce e acqua”.

Pamela lavora al bar con uno dei suoi due figli, entrambi a carico suo. “Prima di questa grave situazione economica, avevo anche una dipendente a chiamata, ma ora non posso più chiamarla: non posso più permettermelo”.

Una situazione complicata. “Questa è l’unica entrata che abbiamo. Preferisco mettere un piatto in tavola per mangiare e rischiare di prendere una multa, che non pagherò ma contesterò attraverso gli avvocati del gruppo nazionale ‘Io apro’, il quale prevede questa tutela”. Pamela Zagato è una persona generosa: fa volontariato attraverso un’associazione che si chiama “Insieme per Boara”, in collegamento con “Bandiera Gialla”. “Diamo sostegno alle persone e alle famiglie in difficoltà - spiega - soprattutto a chi ha perso il lavoro a causa del Covid, portando prodotti e generi alimentari che ci fornisce Bandiera Gialla”.

Fondamentale la questione ristori. “A fronte di circa 5mila euro di costi, il Governo ha mandato mille euro come ristoro di Natale, arrivato a gennaio. Mentre ad ottobre, dopo che si è imposta la chiusura alle 18, dal Governo sono arrivati 1.500 euro; nulla invece a novembre e dicembre”. “Invito tutti gli altri baristi, ristoratori, partite Iva e palestre, ad aprire le loro attività da venerdì ed alzarsi insieme contro questo Governo”, conclude Pamela Zagato.

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commenti 2
  • Maass

    14 Gennaio 2021 - 16:04

    Brava! se tutti gli esercenti aprono e i clienti entrano, probabilmente lo stato si trova, suo malgrado, a fare i conti con la realtà invece di badate a fare quadrare i cerchi dentro ai sacri palazzi della politica....

    Rispondi

  • Max61

    15 Gennaio 2021 - 10:10

    Forse ti sei dimenticata di dire che l'assistenza legale vale SOLO voi esercenti, i clienti la multa se la paga, e 400 euro per in aperitivo mi sembrano troppi

    Rispondi

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