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LA STORIA

Locanda, un anno senza sorriso. Ma loro non si arrendono

Ha aperto pochi mesi prima dell’avvio della pandemia, hanno inventato i pasti "in camion" e offerto le stanze ai lavoratori di Amazone ma poi i due gestori hanno contratto il virus e non ricevono ristori

Locanda, un anno senza sorriso. Ma loro non si arrendono

Un anno davvero difficile. Nonostante il bellissimo nome, “Locanda del Sorriso”, i gestori hanno attraversato un anno che li ha segnati in modo pesante. La storia inizia alla fine del 2019 quando Giuliana, che da qualche anno con l’aiuto della mamma gestiva il bar tabacchi con rivendita di giornali che si trova nel centro della frazione di Frassinelle Chiesa, ha deciso con grande coraggio imprenditoriale di mettere in vendita l’attività per gestire assieme al marito Samuele il bar, ristorante e alloggio di via Nazionale a Bosaro.

Giuliana e Samuele, non senza difficoltà, nell’ottobre del 2019 hanno inaugurato la Locanda del Sorriso dividendosi tra le due attività, cercando di perfezionare la vendita dell’esercizio di Frassinelle.

Già questa sarebbe stata una condizione di lavoro difficile per chiunque ma, come se non bastasse, dopo solo tre mesi dall’apertura, arriva in Italia il famigerato virus Covid-19 che, come tutti sappiamo, ha costretto moltissime attività ad abbassare le serrande per contrastare il contagio e la sua diffusione.

Ed è così che il 12 marzo Samuele e Giuliana sono costretti a chiudere sia il bar che la locanda, rimanendo senza entrate da entrambe le parti. Una situazione particolarmente difficile ma che non ha scoraggiato la coppia di ristoratori che, con grande fantasia e forza di volontà, hanno iniziato ad inventarsi soluzioni davvero incredibili.

Come molti altri ristoratori avevano iniziato con la consegna del pasti a domicilio e poi con l’asporto ma, non avendo ancora una clientela consolidata, non potevano certo fare affidamento su questo e così hanno pensato alquanto insolito e si sono inventati la consegna a “domicilio” direttamente nella cabina dei camion che si fermavano nell’enorme parcheggio.

Le restrizioni dovute alla pandemia non si sono fermate e i due ristoratori, che hanno dimostrato anche di avere un grande cuore, hanno anche pensato di mettere a disposizione dei dipendenti Amazon che non riuscivano a trovare case in affitto o comunque alloggi dignitosi ed erano costretti a dormire in macchina o in sacco a pelo, le stanze della loro locanda a prezzi davvero ridotti, unendo così l’utile al dilettevole.

Ma, come si dice ormai comunemente, se la fortuna è cieca la sfiga ci vede benissimo e, come se non bastassero le disavventure incontrate in qualche mese dopo l’apertura, arriva il giorno che i due titolari e la mamma di Giuliana, risultano positivi al Covid-19. In pochi giorni, anche a causa di alcuni problemi di salute precedenti, mamma Daniela muore a soli 71 anni a causa del famigerato virus, mentre ancora oggi Samuele, che nel frattempo si è negativizzato, riporta ancora qualche conseguenza a livelli di respirazione.

La cosa che fa davvero arrabbiare i due ristoratori è che ad oggi non hanno diritto a nessun tipo di ristoro, in quanto attualmente si basano sulla perdita di esercizio dell’anno precedente e loro, purtroppo, avendo appena aperto non hanno uno storico. Una situazione davvero pesante, che i due coniugi sperano di poter superare per poter continuare la loro attività, mantenendo quel sorriso sulle labbra che, incredibilmente, non hanno mai perso.

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