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CORONAVIRUS IN POLESINE

A scuola dal 1° febbraio? Zero certezze. Ma è caccia a decine di bus

Se arriverà il via libera per il ritorno dalla didattica in presenza, dovranno essere potenziati i trasporti

“Lezioni online? Non siamo pronti”

Il rientro in presenza per le scuole superiori è una mappa scomposta in tutto lo Stivale e il calendario un vero rompicapo. Il Veneto dovrà attendere il primo febbraio per il ritorno tra i banchi, anche se il presidente Luca Zaia avverte: "Si apre se non ci sono rischi, sennò si valuta scenario - ha dichiarato - E ricordo anche che la situazione non era tranquilla al punto che il Governo stesso ha emanato un provvedimento prevedendo l'apertura della scuola con il 50% di Didattica a distanza. Quindi delle due l'una: o c'è un problema, e allora lo affronti, o non c’è e quindi mi dovete spiegare perché ci dicono di mandare metà studenti a scuola".

E ha aggiunto: "Questo è il provvedimento del Governo. Probabilmente qualcuno avrebbe protestato anche per il 50%. Allora 1° febbraio cosa accadrà? Accadrà quello che è giusto che accada: se non ci sono rischi si apre, sennò si valuterà lo scenario. Ma non compete a me, cioè non è una decisione che prendo stando sul divano a guardare la televisione".

Il prefetto Maddalena De Luca, che nei giorni che hanno preceduto il Natale, quando si dava per certo il ritorno a scuola, ha lavorato duramente per redigere il piano dei trasporti, insieme a tutte le parti in causa, allarga le braccia: "Bisogna ponderare le decisioni sulla base dell’andamento epidemiologico. Sulla base dell’ultima ordinanza il ritorno al 50% per gli studenti delle scuole secondarie è previsto per il 1° febbraio, ma dipende da molti fattori, non c’è nulla di certo". Con la didattica a distanza, aggiunge: "Si perde una parte fondamentale della crescita legata alla socialità dei ragazzi, ma in un momento come questo la responsabilità e la salvaguardia della salute devono prevalere. La didattica a distanza ha i suoi vantaggi soprattutto rispetto all’uso dei mezzi di trasporto. In questo molto si riduce di molto il rischio di contagio".

In Polesine non si sono viste le proteste che agitano l’Italia a Milano, a Roma, a Pisa. "No - conferma De Luca - c’è da dire che con il passare del tempo la modalità della Dad è stata sempre più affinata nelle scuole polesane. Professori e ragazzi sono abituati e si è riusciti a dare un servizio all’altezza che non ha fatto rimpiangere il rientro in classe, anche se rimane l’impatto negativo della mancanza di socialità significativa e consistente". Ribadisce il prefetto: "Il problema non è mantenere il distanziamento in classe, ma la promiscuità nell’uso dei mezzi pubblici".

Il piano dei trasporti scolastici del 22 dicembre, tuttavia, rimane valido per il Polesine, qualora si dovesse tornare in classe. "Si applicherà dal primo febbraio - spiega il prefetto - Il piano prevede un’integrazione dei mezzi e delle corse messe a disposizione. Gli autobus in più sono gi stati reperiti sul mercato. Saranno necessari circa 30 autobus in più per le corse in provincia e 3 per la città di Rovigo, nel caso di ritorno della didattica in presenza del 50%, mentre nel caso del ritorno al 75%, gli autobus saranno 37 per le corse provinciali e 4 per il capoluogo".

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