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Oltre 1.500 posti di lavoro in pericolo in Polesine

Cgil, Cisl e Uil: “Giocare all’attacco con investimenti, ammortizzatori e formazione”

Oltre 1.500 posti di lavoro in pericolo in Polesine

Oltre mille posti di lavoro. Forse 1.500. E quanto rischia di lasciare sul terreno il sistema economico e occupazionale del Polesine. Tra un paio di mesi dovrebbe cessare il sistema degli ammortizzatori sociali (salvo ulteriori proroghe) e il blocco dei licenziamenti deciso dal governo per far fronte all’emergenza sanitaria che dura ormai da un anno. Ed è in quel momento che molti posti di lavoro rischiano di saltare. Sia sotto forma di licenziamenti che sotto forma di mancate assunzioni. Il Polesine rischia di ritrovarsi, nel giro di un paio di mesi, o comunque entro la prossima estate, in un vero e proprio bagno di sangue del lavoro.

Cgil, Cisl e Uil l’allarme lo hanno lanciato già nei mesi scorsi. Ed ora non possono che spingere il governo ad approntare le contromisure. Un po’ sulla stessa linea di quello che chiede Confindustria, tanto che Pieralberto Colombo, segretario della Cgil polesana usa la stessa metafora usata da Vincenzo Marinese, numero uno di Confindustria Venezia Rovigo: “Occorre giocare all’attacco per prevenire le grosse difficoltà dei prossimi mesi”.

Secondo Samuel Scavazzin, segretario della Cisl di Padova e Rovigo: Ci sono settori che rischiano molto più di altri. Ad esempio quello del commercio e del turismo, dove i posti a rischio nel nostro territorio potrebbero arrivare al migliaio. Ci sono bar, ristoranti, negozi, strutture ricettive in grossa difficoltà. Alcune sono chiuse da settimane o mesi, e molte faticheranno a ripartire. Titolari e dipendenti sono spesso sulla stessa barca”. E poi il settore dell’edilizia, che potrebbe vedere una cinquantina di posti in serio pericolo quando si fermerà il blocco dei licenziamenti. Altrettanti nel comparto moda.

Tengono meglio invece alcuni comparti del manifatturiero, non tutti però perché, sottolinea Colombo della Cgil: “Quello che noi denunciamo da anni si sta verificando, e cioè le poche sicurezze per i lavoratori precari. Molti di loro faranno fatica a ripartire. Per questo non bisogna perdere tempo e affrontare il tema e mettere sul piatto le soluzioni”.

Fabio Osti, della Uil, rimarca che “ci saranno mesi duri e difficili. L’anno 2020 è stato duro e la speranza è che il 2021 non sia l’anno dei licenziamenti. Già il 2020 è stato un anno complicato per il Polesine con la perdita dell’11% dei posti di lavoro e ben 8 milioni di ore di cassa integrazione fino ad ottobre”.

Cgil, Cisl e Uil da settimane stanno affrontando la tematica, per evitare il grande dissanguamento del panorama occupazionale ed economico puntano su una serie di misure: “Prima di tutto, dicono quasi ad una voce Scavazzin, Colombo e Osti - occorre agire in modo difensivo, nel senso di prevedere ammortizzatori sociali per tutte le categorie di lavoratori, per i dipendenti e per autonomi e partite Iva. La pandemia ha dimostrato che il sistema economico è una macchina dove ogni ingranaggio deve girare, altrimenti si inceppa l’intero meccanismo. Per evitare di perdere posti di lavoro però occorre agire, e da subito, sugli investimenti, immettere risorse per creare sviluppo e lavoro”. Infine, ma non ultimo “il tema della riqualificazione professionale, corsi di formazione per aggiornamento continuo dei lavoratori, solo così si potrà avere occupazione di qualità in grado di essere pronti per le sfide dei prossimi anni, che si giocheranno anche su scala internazionale. Senza contare che proprio grazie alla riqualificazione sarà possibile la riconversione professionale che permetterà a molti lavoratori che avranno perso il posto di trovarne un altro”.

Senza scordare la potenzialità offerta dalla Zona logistica speciale, anche se dovrebbe entrare in scena dal punto di vista degli investimenti dopo l’estate prossima. per mesi lo stabilimento Amazon di San Bellino è stato un polmone occupazionale per l’intero territorio, ma i sindacati rilevano che nelle ultime settimane molti contratti a termine sono scaduti, e al momento il livello del personale è molto inferiore a quello di un paio di mesi fa.

Insomma uno scenario poco rassicurante con la possibile perdita di oltre mille posti di lavoro che andrebbe ad innestarsi sulla picchiata registrata dalla camera di commercio relativa al numero delle imprese attive in Polesine, che in un anno sono diminuite di oltre 250 unità. L’emergenza sanitaria prima o poi finirà, occorre pensare anche all’emergenza economico-occupazionale.

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