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LO STUDIO

L’epidemia è tutta burocratica: in un anno 500 nuove norme

La Cgia di Mestre: “Abrogare quelle datate per evitare sovrapposizioni”

L’epidemia è tutta burocratica: in un anno 500 nuove norme

A causa della presenza del Covid, la produzione normativa è esplosa: tra circolari, ordinanze, decreti, Dpcm, leggi, linee guida sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, eccetera, sono 450 le misure legislative approvate a livello nazionale in poco meno di un anno. Un boom della burocrazia legislativa che ha disorientato il Paese.

L’ufficio studi della Cgia - che ha redatto questa elaborazione - tiene comunque a precisare che tra le 450 norme conteggiate non sono incluse le Faq del Governo e gli accorgimenti normativi anti-Covid che sono stati approvati dalle Regioni. Al netto delle leggi approvate dal consiglio regionale, sempre in questo periodo il presidente della Regione Veneto, ad esempio, ha emanato 44 ordinanze, 7 chiarimenti e tre accordi con le province di confine di altre regioni.

Un profluvio di disposizioni, dicevamo, composto da migliaia e migliaia di pagine che ha travolto tutti: cittadini, lavoratori e imprese, creando non pochi problemi interpretativi, soprattutto ai piccoli imprenditori che si stanno ancora districando tra un groviglio di disposizioni legislative, spesso in contraddizione tra loro e in costante cambiamento, perché in buona parte correlate alla “colorazione” della propria Regione.

La pubblica amministrazione nazionale più prolifica in materia normativa è stata il ministero della Salute con 170 provvedimenti. Seguono la Protezione civile con 86, il ministero dell’Interno con 37, l’Inps con 36, il Commissario per l’emergenza da Covid con 35 e l’Inail con 8.

Ad aver costretto queste amministrazioni a deliberare in misura così copiosa sono stati i 29 decreti legge approvati dal governo fino a questo momento, i 23 Dpcm firmati dal presidente del consiglio e le 14 leggi approvate dal Parlamento. Intendiamoci, la gravità della situazione ha imposto al legislatore di mettere in campo importanti misure a tutela della salute, disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari e interventi a favorire del lavoro e delle imprese: scelte legittime che, però, hanno scatenato in maniera imprevedibile la “produttività” legislativa della macchina burocratica pubblica.

Va comunque sottolineato che nel nostro Paese da sempre c’è una grande propensione a emanare leggi. Si stima che in Italia vi siano 160mila norme, di cui 71mila promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7mila, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3mila.

Uno spaccato, quello fotografato dall’Ufficio studi della Cgia, che fa rabbrividire. Tuttavia una soluzione parrebbe praticabile: si potrebbe - segnalano dall’associazione degli artigiani - ad esempio, ridurre il numero delle leggi attraverso l’abrogazione di quelle più datate, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti sempre più onerosi, facendo diventare la burocrazia un nemico invisibile e difficilmente superabile.

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