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IL CASO

Vaccini, i conti proprio non tornano

Solo chi ha ricevuto le due dosi può dirsi vicino all’immunità. E sono ancora pochissimi

Vaccini, i conti proprio non tornano

Diciamolo. Sul numero dei vaccini qualcosa non torna, almeno dal punto di vista comunicativo. Nei giorni scorsi prima il ministro della Salute, Roberto Speranza, e poi il premier Giuseppe Conte hanno inserito fra i grandi successi del governo l’avere “raggiunto e superato” il milione di “persone vaccinate”. Un numero che non corrisponde alla realtà, visto che per considerarsi “vaccinati” e dunque “immuni”, come detto e ridetto, occorre avere ricevuto entrambi le dosi del vaccino.

Con una sola dose, al massimo, si può parlare di “somministrazione effettuata”. Che fa la sua bella differenza.

Insomma: poco più di un trucco verbale, come non è sfuggito agli osservatori più attenti (a partire da Openonline.it che l’ha fatto notare con forza fino a costringere il ministero ad un parziale passo indietro). Insomma, dopo avere ringraziato pubblicamente “cittadini e operatori sanitari per l’importante traguardo di un milione di persone vaccinate in Italia”, Speranza ha dovuto fare marcia indietro. Non pervenuto Conte, che aveva parlato dell’Italia “prima nella Ue per numero di persone vaccinate”.

Anche prima della riduzione dei vaccini inviati da Pfizer, dunque, i numeri e i tempi necessari a concludere la prima fase del piano, non coincidevano. Pertanto - come riporta ancora openonline.it - alla fine lo stesso ministero della Salute (tramite il sito ufficiale della campagna vaccinale) è stato costretto a precisare che no... al momento - e si spera che le cose cambino velocemente - non è proprio un successo...

Così il 19 gennaio nel report sui vaccini anti Covid è comparsa per la prima volta la dicitura “Totale persone vaccinate”, con a fianco il numero reale; 6mila 881 (numero cresciuto poi - ma non di molto vista la carenza di dosi - negli ultimi tre giorni).

Insomma: se doveva essere la partenza per una lunga maratona, si può ben vedere che siamo ancora ai nastri di partenza, visto che 6mila 881 è il numero reale dei vaccinati, vale a dire le persone (quasi tutti operatori sanitari) a cui sono state somministrate prima e seconda dose, a fronte del milione e 200mila “dosi somministrate”.

In Polesine, per intenderci - sono dati di ieri - a fronte di 7mila 434 persone a cui è stata somministrata la prima dose Pfizer quelle effettivamente vaccinate, ovvero che hanno completato il ciclo con la seconda iniezione, sono circa 1100. E non si tratta di un a questione da poco, visto anche il clima in cui è partita e sta avanzando la campagna vaccinale.

Vaccinare, nel caso del siero Pfizer e di Moderna (ma vale anche per il serio di AstraZeneca, per il quale è atteso il via nei prossimi giorni, e che già di suo sulla carta garantisce una copertura leggermente più bassa rispetto ai primi due), significa iniettare ad ogni soggetto le due dosi a distanza di 21 o 28 giorni l’una dall’altra. Solo così - spiegano le carte validate dall’Ema - si garantisce l’immunità dal virus. La somministrazione della prima dose (ovvero il milione e passa a cui ha fatto cenno il premier Conte anche nel corso del dibattito sulla fiducia, e che in Polesine equivale a 7.474 persone) fornisce solamente una copertra (secondo Pfizer tra il 29,5% e 62,4%).

Va da sé che, visti anche i ritardi nelle forniture, la copertura vaccinale è davvero appena all’inizio.

Poi c’è il capitolo del “Piano vaccinale” del commissario straordinario Domenico Arcuri, che fin dal primo giorno ha lascito adito a parecchi dubbi e interrogativi.

Nel primo trimestre il governo prevedeva di vaccinare poco meno di 6 milioni e mezzo di persone (operatori sanitari, ospiti e lavoratori delle Rsa e over 80).

Vale a dire che per vaccinarli tutti (nel senso vero del termine, come abbiamo visto) occorrerebbero 13 milioni di dosi.

Dai conti che sono stati resi pubblici (e anche senza tenere in considerazione i tagli di Pfizer, che l’azienda si è impegnata a “risarcire” entro febbraio) si parla di 8 milioni e 794mila dosi di Pfizer e 1,3 milioni di Moderna. La somma è di 10 milioni e 94mila dosi di vaccino. Qualcuno, ovvero gli over 80, per i quali la campagna non è ancora cominciata, rischia dunque di restare a secco e di venire rinviato alla primavera. A meno che non inizino ad arrivare le dosi di Astrazeneca, che a quanto è dato sapere al momento verrebbe consigliato in particolare per le persone con meno di 55 anni. Costringendo così a rivedere tutto il Piano.

Senza contare che con 60mila dosi iniettate al giorno (la media tenuta fino al “taglio” si spera temporaneo di Pfizer) entro fine marzo si sarebbe in ogni caso arrivati a garantire a tutti i 6 milioni di persone al massimo la prima dose...

Per rispettare i tempi la media da rispettare sarebbe di 155mila somministrazioni al giorno. Ma non essendoci abbastanza vaccini, a questo punto, è un discorso meramente di principio. O poco più...

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