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ECONOMIA

Ristori, con la crisi politica in corso “ballano” cento milioni

In bilico anche il rinnovo del blocco dei licenziamenti: a rischio il posto di 3.200 polesani

Ristori, con la crisi politica in corso “ballano” cento milioni

La crisi di governo preoccupa anche le imprese polesane, per le possibili ripercussioni su provvedimenti cruciali per affrontare la crisi economica innescata dalla pandemia. Il primo degli effetti dell’impasse politica rischia di essere la mancata approvazione del cosiddetto “Decreto Ristori 5”, per il quale sono stati accantonati 32 miliardi di extradeficit. Di questi, Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, basandosi sulla ripartizione dei precedenti stanziamenti, stima che almeno 2,5 miliardi dovrebbero essere destinati al territorio veneto e almeno 500 milioni a quello padovano e 100 al Polesine.

L’“intoppo” andrà a ricadere sulle imprese, i lavoratori e le famiglie, costretti a tempi di attesa ancora più lunghi per ricevere gli aiuti. Le misure che dovrebbero trovare spazio nel decreto sono diverse, dal rifinanziamento per almeno altre 26 settimane della cassa integrazione fino al rifinanziamento del fondo occupazione e all’indennità per gli stagionali, le risorse ai Comuni e alle imprese, oltre ad un nuovo intervento sui congedi parentali.

Non è, questa, però, l’unica partita in corso. Perché proprio sulla delicata questione del pacchetto lavoro si è ancora lontani da una sintesi, per le diverse idee in maggioranza sulla proroga della Cig e sul blocco dei licenziamenti. A riguardo, Fabbrica Padova calcola che il blocco - introdotto la scorsa primavera dal governo per evitare che le aziende travolte dalla pandemia decidano di lasciare a casa il personale e destinato a scadere il 31 marzo - veda “ballare” almeno 12mila posti di lavoro nel territorio della provincia di Padova, e circa 3.200 in Polesine.

I settori più interessati sono quello turistico-ricettivo e della ristorazione, ma ovviamente anche le filiere collegate, come quella dell’industria agroalimentare.

C’è poi una questione ancora più spinosa e riguarda il piano di ripresa e resilienza che rischia di arenarsi con i 209 miliardi del Next Generation Eu: risorse che ancora necessitano di un progetto di governance, vero oggetto del contendere della crisi di governo.

“La preoccupazione nelle imprese c’è, inutile negarlo. Prima o poi la crisi innescata dalla pandemia sarà messa alle spalle, ma devono essere create le condizioni perché l’economia possa ripartire. E perché possa succedere prima di tutto serve chiarezza e serve rispetto per il lavoro in generale, quindi sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro. E questo passa per profonde e coraggiose riforme”, afferma il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio.

“In primis, è necessario un alleggerimento della pressione fiscale, perché noi continuiamo ad avere uno Stato fortemente orientato all’assistenza, ma è impossibile sperare nelle riforme strutturali che servono se a regnare è l’instabilità. L’unico risultato della crisi di governo è quello di aggravare quel senso di incertezza che è il principale nemico degli investimenti”.

“Non dimentichiamo - conclude il presidente dell’associazione di categoria - che dalla gestione degli oltre 200 miliardi del Recovery Plan passano le prospettive di rilancio della nazione. La politica ha il dovere di dare priorità alla situazione delle imprese e dei lavoratori, più che ai posizionamenti e alle poltrone. E non vedremmo male un governo tecnico che fosse veramente tale, forse l’unico in grado di gestire 200 miliardi di risorse”.

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