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Pandemia, zavorra della pesca. Un anno con il freno a mano tirato

La chiusura della ristorazione e del turismo frena il settore. Luci e ombre negli altri distretti produttivi

Pandemia, zavorra della pesca. Un anno con il freno a mano tirato

03/02/2021 - 17:47

Il calo è netto. Il distretto ittico polesano paga dazio alla pandemia e ad un anno di restrizioni. E anche a causa di mesi di ristoranti chiusi e sistema del turismo in ginocchio vede ridursi il proprio volume di affari. La vera zavorra però è rappresentata dal calo delle esportazioni, mandate praticamente in tilt dal blocco di mesi e mesi del mondo della ristorazione.

Distretto ittico Il distretto ittico che comprende il sistema di pesca e lavorazione del pescato del Polesine e della zona di Chioggia, infatti, rischia di chiudere l’anno di attività, per quel che riguarda le esportazioni, con un meno 21%. Una delle performance peggiori del sistema dei distretti produttivi del Triveneto, come evidenziato dal Monitor dei distretti industriali del Triveneto, curato dalla direzione studi e ricerche Intesa Sanpaolo.

A pesare sull’attività del distretto ittico del Polesine e del veneziano è soprattutto il terzo trimestre dell’anno, che registra un preoccupante meno 15,7%. Dato che fa precipitare il periodo gennaio-settembre 2020 al meno 21,5%. La differenza col periodo precedente la si fotografa anche con le cifre in euro: nel terzo trimestre del 2020 il valore delle esportazioni è stato di 22 milioni di euro; nello stesso periodo del 2019 il fatturato è stato di 26 milioni. Il fatturato annuo complessivo del distretto, in genere si aggira sui 100milioni di euro per quel che riguarda l’export e sugli 800milioni di euro in totale. La flessione del 20% dell’export, potrebbe non essere tanto distante dalla cifra, in negativo, del fatturato totale. Una diminuzione sempre legata, in gran parte alla pandemia e al lockdown di ristorazione e turismo. E infatti i trimestri peggiori, nell’analisi finale, saranno quasi certamente il primo e il quarto, caratterizzati da continue chiusure del sistema Horeca.

Da considerare che il distretto ittico di Chioggia e del Polesine rappresenta il 14% dell’intera filiera ittica nazionale e raggruppa ben 3.500 imprese. Un volano economico di livello assoluto, quindi.

L’analisi Nell’analisi del monitor si specifica che “persistono le difficoltà dell’ittico del Polesine e del Veneziano per il perdurare della riduzione dell’operatività del canale Horeca (Termine che si riferisce si riferisce al settore dell’industria alberghiera). Il calo dell’export in Germania, per fare un esempio, nei primi 9 mesi dell’anno ha registrato un meno 10%. Verso la Francia la flessione è stata addirittura del 20%. Verso il Regno unito un calo del 19%.

L’analisi generale evidenzia che i distretti industriali del Triveneto nel terzo trimestre 2020, grazie al progressivo allentamento delle misure di contenimento della pandemia e alla contestuale ripresa delle attività produttive e dei consumi a livello mondiale, hanno registrato un balzo congiunturale nelle esportazioni riportandosi, con 8,1 miliardi di euro, vicino ai livelli toccati nello stesso periodo del 2019 (-3,6%), dopo il crollo segnato nel secondo trimestre (-32%). Dei 40 distretti monitorati, 17 sono tornati a crescere, appartenenti per lo più al sistema casa (+3,8%) e all’agro-alimentare (+1,6%). Nel Triveneto le altre industrie manifatturiere non distrettuali hanno dimostrato analoga capacità di ripresa (-3,6% la variazione del manifatturiero al netto della cantieristica).

Le esportazioni dei distretti veneti hanno raggiunto tra luglio e settembre 2020 i 6,45 miliardi di euro (254 milioni in meno rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente), con una crescita del solo comparto delle specializzazioni legate alla casa pari a +6,5%, dove 4 distretti su 7 sono risultati in territorio positivo.

Luci e ombre invece per i distretti dell’agroalimentare: si conferma la crescita dell’alimentare veronese (Carni di Verona +4,9% e Dolci e pasta veronesi +4,9%), sostenuto dai mercati di sbocco europei, mentre persistono le difficoltà dell’ittico del Polesine e del Veneziano, e dei distretti dei vini che, pur rientrando dal crollo della prima ondata pandemica, restano ancora sotto i livelli di export del 2019 (Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene -2,7% e Vini del veronese -3,2%), a causa della riduzione della domanda dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Il mercato interno e gli acquisti nella Gdo sembrano tuttavia aver sostenuto le vendite: il Consorzio del Prosecco stima in aumento l’imbottigliamento di Prosecco.

Il settore della metalmeccanica veneta chiude in calo, nonostante i risultati positivi per i distretti delle macchine agricole di Padova e Vicenza e della termomeccanica di Padova. Nel comparto della moda rimane consistente la perdita di esportazioni: nonostante il rimbalzo estivo (-8% la variazione tendenziale del terzo trimestre vs. -54,9% del secondo trimestre), i distretti veneti hanno perso nei primi nove mesi 244 milioni di euro, più di un quinto rispetto al 2019.

L’ultima parte dell’anno, infine, si dovrebbe essere chiusa con un rallentamento della crescita dei distretti del Triveneto a causa del rafforzamento delle misure di lockdown adottate dai principali mercati di sbocco, causata dalla seconda ondata autunnale di contagi. Tuttavia, il forte rimbalzo estivo delle esportazioni conferma l’elevata reattività delle imprese distrettuali ai primi segnali di ripresa della domanda mondiale.

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