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VERSO IL NUOVO GOVERNO

"Con Draghi ora abbiamo credibilità e fiducia"

Marinese: "Stabilità sui mercati, riforme e un piano per rilanciare l’economia. Con Draghi si può fare"

"Con Draghi ora abbiamo credibilità e fiducia"

04/02/2021 - 18:07

"Con Draghi l’Italia può ritrovare credibilità internazionale, stabilità sui mercati finanziari e prospettive di ricostruzione economica". In estrema sintesi sono i motivi per cui, secondo Vincenzo Marinese, l’occasione di un premier Mario Draghi, per il governo, non deve essere lasciata cadere. Nella visione di Marinese, presidente di Confindustria Venezia Rovigo, l’occasione di un governo Draghi potrà essere la rampa di lancio per accompagnare il Paese fuori dalla pandemia "dare strategia di crescita al sistema delle imprese e al mondo economico e portare avanti davvero quell’insieme di riforme che servono al Paese, da quella della giustizia, a quella digitale, dalla pubblica amministrazione a un vero piano sulle infrastrutture".

Ma non si rischia di mettere troppa carne al fuoco? "Occorre volare alto - scandisce Marinese - e lo dico proprio citando l’ex premier Conte, che ha sostenuto che in questa fase serve un governo che sappia volare alto. E non lo dico con sarcasmo dato che ora Conte è decaduto”. Eppure Confindustria, a livello nazionale, è sempre stata critica col governo appena tramontato. “Guardiamo avanti - rimarca Marinese - L’incarico di formare un governo ora è stato conferito ad un uomo il cui curriculum non ha bisogno di presentazioni. Se fossimo nel calcio staremo parlando di un Messi, di un Maradona. La credibilità a livello internazionale è già balzata in alto, ne hanno già guadagnato i mercati con la discesa dello spread. Ora l’auspicio è che le forze politiche, finita l’ultima fase allucinante, possano davvero voltare pagina e mettersi a fare quello che serve”. In caso contrario? “Si andrebbe al voto, con tutti i pericoli e le controindicazioni che il presidente della Repubblica ha spiegato con chiarezza e lucidità. In questo caso però si rischierebbe davvero di andare a sbattere e, con più amarezza, sarebbe l’ultima dimostrazione di un Paese insalvabile”.

Per il numero uno di Confindustria, insomma, è già tempo di cambiare registro, e soprattutto di cambiare passo: “Le capacità, le competenze, le relazioni industriali di Mario Draghi sono indiscutibili. Ora il sistema Paese deve essere capace di attuare una strategia per uscire dall’emergenza, questa resta la priorità, e contemporaneamente, ricostruire e rilanciare, Ci sono le riforme fiscale, della giustizia, della pubblica amministrazione da mettere in pista. Ora è il momento di farlo, con Draghi avremo un credito di fiducia a livello internazionale, potremo così diventare un Paese competitivo, e grazie a queste riforme, essere un Paese attraente dal punto di vista produttivo ed economico e così convincere molte aziende che hanno delocalizzato all’estero a ritornare”.

Parlando di economia e visione strategica non si può non parlare di Recovery plan: “Io - rimarca Marinese - al Mes non ci rinuncerei, anche perché accedere a questi fondi permetterebbe di liberarne altrettanti destinati alla sanità. Non dimentichiamo che dei 209 miliardi del Recovery 67 sono già destinati a progetti in essere. Per quelli nuovi quindi restano 145 miliardi. Ecco liberando i fondi del Mes, questi potrebbero essere impiegati per aumentare gli investimenti in ricerca, innovazione, istruzione”. E poi le infrastrutture, vera chiave di volta per il “rinascimento economico” dell’Italia “Servono quelle immateriali, ossia il digitale, che quelle materiali, per interconnettere le varie aree del Paese, collegare i porti alla logistica e alle vie di comunicazioni internazionali, la più volte citata Via della seta. Insomma nuova credibilità, nuova stabilità e puntare non su reddito di cittadinanza o sussidi, ma su investimenti per far crescere il sistema produttivo, per creare e fare”.

Parlando di Draghi non si può evitare un riferimento al sistema del credito: “Io ho già detto più volte che è necessario rivedere i tempi di restituzione dei crediti. Abbiamo una rete di piccole e medie imprese che negli ultimi mesi ha fatto ricorso al credito. I continui lockdown però hanno nettamente tagliato la possibilità di sviluppo economico e quindi di rientrare agevolmente. Per questo corre spostare da 5 a 15 anni i tempi di ammortamento. E poi occorrono linee di credito per permettere alle aziende di lavorare, perché non ci sono solo progetti a lungo termine, servono a anche quelli a medio e breve”. E non è tutto perché nel piano di rilancio immaginato da Marinese le riforme e il consolidamento del credito per le imprese oltre a dare stabilità e fiducia internazionale, “possono anche contribuire a chiedere una revisione di alcune norme legate al credito a livello europeo, parlo della regole di Basilea, che necessitano di un tagliando. Gli indici di patrimonializzazione delle nostre imprese, ad esempio, sono diversi da quelli in Germania. occorre intervenire anche in questo senso, altrimenti il sistema non regge”. L’agenda del nuovo governo, in campo economico, quindi si presenta già bella fitta. Le cose da fare non mancano.

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