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In Polesine il Covid brucia 500 milioni

Perse 300 imprese, 100 solo nel settore commercio. Rettore: “Ora ci aspettiamo rilancio e sostegno”

In Polesine il Covid brucia 500 milioni

06/02/2021 - 20:58

L’anno del Covid lascia in eredità un quadro negativo per l’economia rodigina: è del 9,3% la perdita di ricchezza rispetto all’anno precedente, 500 milioni di euro “bruciati”, con un saldo di imprese attive pari a 300 aziende in meno.

Dati allarmanti, ma migliori di quasi un punto percentuale rispetto alla media regionale. Mentre si prevede un rimbalzo del 7,1% nel 2021, un recupero solo parziale che metterebbe a disposizione del territorio 350 milioni di euro (il 70% di quanto perso nel 2020). Le prospettive tuttavia non sono rosee: solamente il 10% delle imprese si aspetta un 2021 di crescita, ed il 26% un recupero ai livelli pre-crisi. In sintesi appena una impresa su quattro pensa, o spera, di recuperare nel 2021 il terreno perso nel 2020.

È quanto emerge dall’indagine condotta dall’Ufficio studi di Cna su circa 100 aziende della provincia di Rovigo, lanciata in queste settimane per tastare il polso delle imprese sulla situazione attuale e sulle prospettive future. L’indagine, che ha raccolto una partecipazione molto ampia, evidenzia la grande volontà da parte delle imprese di farsi sentire e chiedere ai propri organi di rappresentanza di farsi portavoce delle proprie difficoltà.

“Dai dati emerge una situazione di grave difficoltà per il tessuto imprenditoriale rodigino, anche se con performance leggermente migliori rispetto alla media regionale - dichiara il segretario di Cna Rovigo Matteo Rettore - Ora serve l’unità di tutti per fronteggiare la crisi in atto e rilanciare l’economia. Dal nuovo governo, che speriamo possa entrare in carica presto potendo contare sull’appoggio di gran parte delle forze politiche, ci aspettiamo sostegni economici forti, ristori basati su perdite di fatturato e non sui codici Ateco, oltre ad un piano di infrastrutturazione digitale del Paese, fondamentale per superare le criticità specifiche del Polesine”.

Nel quadro negativo generale, che emerge dall’elaborazione di Cna su dati Istat e Prometeia, solo pochi settori si salvano.

I settori L’agricoltura cresce dell’1,4%, mentre particolarmente pesanti sono le contrazioni delle costruzioni (-12%) e dell’industria (-11,9%), con i servizi che perdono l’8,8%. Se per le costruzioni gioca un ruolo importante sia il blocco delle attività dei cantieri imposto nella prima fase dell’emergenza, ma anche un successivo rallentamento derivante dalle incertezze e dalle difficoltà di far partire il meccanismo del Superbonus, nel caso della produzione industriale va posto l’accento anche sul rallentamento globale dell’economia.

I primi riflessi sulla struttura imprenditoriale iniziano a farsi vedere, anche se fortunatamente ancora limitati: il saldo delle imprese attive in provincia di Rovigo segna infatti un -1,4%, pari ad un saldo negativo di oltre 300 imprese, determinato soprattutto dalle chiusure di attività nei due comparti più numerosi, vale a dire l’agricoltura (-126 ditte) ed il commercio (quasi 100 imprese in meno).

Dall’indagine a campione sulle imprese intervistate da Cna emerge che la diminuzione di fatturato nel 2020 appare anche più elevata della stima della flessione del valore aggiunto, superando il -16%, con punte del -49% nel commercio, del -36 nell’estetica e benessere e del -32% nel tessile e nell’abbigliamento. Limitano i danni solo impiantistica, autoriparatori, legno/arredo e Ict, con perdite attorno o al di sotto del -10%.

Le prospettive Le prospettive, tra le aziende prese a campione, non sono rosee: solamente il 10% delle imprese si aspetta un 2021 di crescita, ed il 26% un recupero ai livelli pre-crisi: in estrema sintesi, dunque meno di una impresa su quattro pensa, o spera, di recuperare nel 2021 il terreno perso nel 2020. Fortunatamente, non è elevatissima la proporzione di imprese (15%) che dichiara che se la situazione attuale dovesse continuare ancora a lungo il rischio chiusura è concreto.

Le aspettative per la situazione economica italiana nel complesso sono un po’ più ottimistiche, con la grande maggioranza degli imprenditori (otto su dieci) a ipotizzare almeno un parziale recupero: le opinioni su come ciò debba avvenire qui si dividono quasi equamente tra chi pensa che l’Italia debba continuare a rispettare misure di cautela (divisione in zone di colore, 31%; allineamento alle misure degli altri Paesi, 23%) e chi al contrario vorrebbe una ripartenza “libera” e generalizzata (46%).

Naturalmente perché il sistema Paese riparta ci vogliono azioni forti per sostenere le imprese che sono necessariamente il motore di questa ripresa. Qui l’opinione è plebiscitaria: devono essere garantiti innanzitutto sostegni economici forti, duraturi e diffusi a tutte le imprese (79%), accompagnati da un piano di infrastrutturazione digitale del Paese (10%) e da investimenti in politiche sociali (5%) a sostegno di famiglie e soggetti deboli.

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