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“Date mezzi alla Polizia provinciale per la lotta al bracconaggio”

L’appello del Wwf: “Palazzo Celio agisca, Bassopolesine uno dei ‘punti neri’ del Paese”

“Date mezzi alla Polizia provinciale per la lotta al bracconaggio”

07/02/2021 - 21:24

“Grazie, grazie e ancora grazie alle forze dell’ordine. Proprio allo scadere della stagione venatoria gli organi di informazione hanno riportato una notizia che ha dell’incredibile. Il Raggruppamento carabinieri Cites – Reparto Operativo – Soarda e i carabinieri forestali di Rovigo, Venezia, Ferrara, Ravenna oltre ai militari del reparto Biodiversità di Punta Marina hanno condotto una brillantissima operazione antibracconaggio, nel Delta del Po, fra Ravenna e Venezia”.

Lo scrive il Wwf Rovigo, col presidente Massimo Benà, riferendosi alla operazione “Delta Po 2021”, che ha squarciato il velo sulla diffusa presenza di bracconaggio in Bassopolesine e nel Delta del Po.

“In seguito a questa operazione sono state denunciate ben 22 persone, ‘la maggior parte delle quali esercitava l’attività venatoria con ausilio di potenti richiami elettronici’ - prosegue Benà - Sequestrati anche 21 fucili, 9 richiami acustici vietati, 6400 cartucce, oltre 1000 uccelli’, diversi di specie protette, 3 macchinari per spiumare gli uccelli e un intero sito dove veniva esercitata la macellazione clandestina”.

“Le informazioni dettagliate sul fatto sono ancora coperte dal segreto istruttorio, non abbiamo pertanto a disposizione dati precisi su quanti dei galantuomini di cui sopra siano stati pizzicati nella parte polesana del Delta del Po. Abbiamo ragione di ritenere che siano la maggioranza”.

Quindi, una riflessione. “In un solo intervento, ben condotto e supportato da uomini e mezzi adeguati, le forze dell’ordine hanno denunciato un numero di bracconieri che neppure in un’intera stagione i Vigili provinciali riescono lontanamente ad avvicinare. Come spiegare l’arcano? Qualche interrogativo gli enti competenti (provincie e regione) sarebbe il caso se lo ponessero. A nostro avviso le spiegazioni potrebbero essere almeno tre. La prima è che i carabinieri siano stati nell’occasione assai più ‘fortunati’. La seconda ipotesi è che i Vigili provinciali siano, diciamo così, meno capaci dei loro corrispondenti delle forze dell’ordine. La terza è che i vigili provinciali siano pochi, dotati di scarsi e malandati mezzi e siano, per giunta, assai male gestiti”.

Ed è questa, ad avviso del Wwf, senza alcun dubbio l’ipotesi giusta. Anche perché non è un misto come la competenza della Polizia provinciale, unita alla conoscenza dei luoghi, sia un patrimonio enorme, purtroppo frenato dalla mancanza di risorse adeguate, come imbarcazioni efficienti, necessarie per intervenire nelle valli.

“Avendo più volte segnalato la non rosea situazione in cui versa il settore della vigilanza provinciale di Rovigo e, immaginando che a Venezia, Ferrara e Ravenna la situazione non sia molto diversa - conferma infatti la nota - propendiamo decisamente per la terza ipotesi. Sarebbe comunque assai interessante, oltreché opportuna, una qualche spiegazione da parte delle amministrazioni provinciali, ed in particolare di quella nostrana, su quali potrebbero essere le cause della stridente discrepanza in termini di risultati alla lotta al bracconaggio. A rendere ancora più impietoso il raffronto contribuiscono le plurime segnalazioni presentate dalla scrivente associazione che testimoniano di una costante, ubiquitaria e perniciosa presenza di bracconieri in tutte le lagune del Delta del Po (152 episodi segnalati nell’arco di 81 sopralluoghi condotti in 14 anni). Denunce pubbliche che, è bene ricordarlo, hanno dato un contributo essenziale al riconoscimento del Delta del Po come uno dei punti neri della caccia in Italia da parte dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale”.

“Abbiamo avuto più volte occasione di confrontarci con esponenti del mondo venatorio. Di norma ci si è trovati di fronte ad un atteggiamento tendente a minimizzare la questione del bracconaggio nel Delta del Po seppure, a parole, questa pratica è stata ed è apertamente condannata. Non abbiamo però memoria di fatti concreti messi in atto dalle associazioni venatorie per contrastare il fenomeno. t Potrebbe essere questa clamorosa vicenda lo spunto per mettere sul piatto misure tangibili per punire chi, con il proprio comportamento (richiami vietati, abbattimento di specie protette, uso di fucili irregolari …) infanga il buon nome della maggioranza dei cacciatori che rispettano le regole? Come? L’abbiamo già proposto, inascoltati, più di una volta: escludendo dall’ambito di caccia del Delta del Po coloro che vengano colti in flagranza di reato. Occorre solo la ferma volontà di farlo”.

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