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GUARDIA DI FINANZA

Imprenditori truffati a sangue: con finti finanziamenti venivano spogliati di tutto

Nasce a Rovigo una maxi inchiesta di livello internazionale, coinvolti anche professionisti

Imprenditori truffati a sangue: con finti finanziamenti venivano spogliati di tutto

12/02/2021 - 22:47

Una inchiesta che ha avuto una ramificazione nazionale e internazionale, con 17 indagati e sequestri per circa 13 milioni di euro. Nata, a quanto si apprende, in Polesine, coordinata da due sostituto procuratori della Procura cittadina e condotta dagli investigatori della Guardia di finanza del comando provinciale di Rovigo.

Il meccanismo ipotizzato è - secondo la ricostruzione accusatoria - tanto semplice quanto tremendamente efficace. A imprenditori in difficoltà veniva offerto accesso al credito, tramite finanziamenti, sull’asse Italia - Bulgaria. Pensavano fosse la salvezza, ma, in realtà, era una trappola. I contratti che venivano convinti a sottoscrivere, infatti, secondo le tesi di Fiamme Gialle e Procura, in realtà portavano dritto alla loro spoliazione di beni e di quote societarie che, tramite complessi meccanismi finanziari, venivano alienati e resi non recuperabili. Una trappola tremenda, insomma.

Dei 17 indagati, quattro sono polesani, indagati a vario titolo, per una presunta partecipazione a questo meccanismo illecito. Vi sono anche professionisti noti e stimati.

Era stata la Guardia di finanza di Rovigo, nei giorni scorsi, ad annunciare la raffica di sequestri che aveva fatto deflagrare l’inchiesta.

“Il meccanismo fraudolento, attuato dal 2018 ad oggi in modo reiterato e sistematico - avevano spiegato i vertici del comando di Rovigo - prevedeva l’avvicinamento di imprenditori o privati bisognosi di finanziamenti, prospettando ad essi la stipula di contratti di finanziamento in Bulgaria, difficilmente reperibili in Italia, visti i rigorosi protocolli bancari. Successivamente le vittime venivano condotte fisicamente in Bulgaria in compagnia dei broker e venivano indotte frettolosamente a sottoscrivere questi contratti (spesso in lingua bulgara o inglese) o a firmare cambiali e stipulare atti presso notai”.

“In realtà - prosegue la ricostruzione della Finanza - la sottoscrizione di questi documenti afferiva procure speciali a vendere tramite cui gli autori del reato potevano alienare i beni delle vittime attraverso ‘regolari’ atti di vendita presso notai italiani e avveniva previa acquisizione di quote societarie di società inglesi o bulgare, ove venivano conferiti i beni oggetto di truffa, prospettando finalità di investimento e di accrescimento del proprio valore immobiliare; i beni confluivano poi in un Geie (Gruppo Europeo di interesse economico) con sede nel bolognese”.

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