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ECONOMIA

Quando lo Stato non paga i conti

Pmi in ginocchio per la lentezza della burocrazia. In Veneto gli enti “sganciano” in anticipo

Quando lo Stato non paga i conti

14/02/2021 - 12:18

Gli enti pubblici del Nord pagano in anticipo i propri fornitori. Ma per le nostre aziende (specialmente le piccole e medie imprese) le note dolenti arrivano dal Centro e dal Sud che purtroppo, anche in questa fase, continuano a liquidare i propri fornitori con ritardi del tutto ingiustificati.

Lo dice l’ultimo studio della Cgia di Mestre, che dà un compito al nuovo governo, che ha giurato ieri: tagliare i tempi dei pagamenti della pubblica amministrazione, per non soffocare le imprese. Sì perché la Cgia si è accorta che persino i ministeri non pagano con puntualità le imprese fornitrici. Nel 2020, infatti, ben 10 ministeri su 12 hanno liquidato le imprese in ritardo rispetto alle disposizioni previste dalla direttiva europea; in moltissimi casi peggiorando lo score registrato nel biennio precedente e confermando un trend che relega la nostra pubblica amministrazione tra le peggiori pagatrici d’Europa.

In particolare, nel 2020 la situazione più critica relativa all’indicatore di tempestività nei pagamenti registrato dai dicasteri italiani riguarda il ministero dell’Interno che ha saldato le fatture ricevute con un ritardo medio di oltre 62 giorni. Seguono il ministero della Difesa con oltre 36, lo Sviluppo economico con quasi 28 e il ministero delle Infrastrutture con quasi 27. Gli unici dicasteri che hanno anticipato il saldo fattura rispetto alle scadenze previste dalla legge sono il ministero dell’Istruzione università e ricerca (-7,27) e gli Affari esteri (-20,34).

In Italia, ricorda l’Ufficio studi della Cgia, il volume d’affari che ruota attorno alle commesse di tutta la Pa ammonta complessivamente a circa 140 miliardi di euro all’anno e il numero delle imprese fornitrici si aggirano attorno un milione.

Più in generale, la situazione rimane molto difficile soprattutto nelle Pa del Sud. L’anno scorso, ad esempio, il Comune di Salerno ha liquidato i propri fornitori con 360 giorni medi di ritardo, il Comune di Napoli con 314, il Comune di Lecce con 85, il Comune di Avellino con 69, il Comune di Reggio Calabria con 653 , l’Asl Napoli 1 Centro con 53, l’Asl di Benevento con 52, il Comune dell’Aquila con 51, il Comune di Catania e la Regione Campania entrambe con 48 e il Comune di Palermo con 31. “Ancorché l’amministrazione guidata dal sindaco Appendino abbia in parte giustificato il risultato ottenuto, segnaliamo che anche lo score del Comune di Torino è stato molto preoccupante: 145 giorni il ritardo medio registrato sempre nel 2020”, segnalano ancora dalla Cgia.

Va meglio - eccome - nel Veneto. Dove, secondo i dati in possesso dell’associazione degli artigiani di Mestre, i Comuni capoluoghi e le Ulss onorano le fatture addirittura in anticipo sulla loro naturale scadenza. In Polesine, il Comune di Rovigo paga i propri debiti, mediamente, cinque giorni e mezzo prima della scadenza; l’Ulss 5 fa ancora meglio anticipando la scadenza di 24,7 giorni. E non stiamo parlando nemmeno degli enti più virtuosi: tra i capoluoghi, la migliore è Verona che gioca d’anticipo di 23 giorni; palazzo Nodari si attesta al quinto posto (su 7) davanti soltanto a Treviso, che liquida con 5,2 giorni d’anticipo, e Vicenza, che paga quattro giorni prima della scadenza.

Per quanto riguarda le aziende sanitarie, medaglia d’oro di miglior pagatrice a quella di Treviso, che paga 32 giorni prima; ultima l’Ulss Berica che comunque salda tutti i conti con un anticipo di 24 giorni. E scusate se è poco.

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