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ULSS 5 POLESANA

Intervista al Dg che va in pensione: “Un anno passato quasi in apnea”

Antonio Compostella: “Covid, banco di prova per tutti. Un’esperienza unica, che ci ha fatto crescere. E' stato bello lavorare in Polesine"

Intervista al Dg che va in pensione: “Un anno passato quasi in apnea”

16/02/2021 - 21:37

Si sta avvicinando il momento dei saluti per Antonio Compostella, direttore generale dell’Ulss 5 Polesana che dal primo marzo prossimo andrà in pensione. Doveva andarvi già alla fine del 2020 ma, con i commissariamenti delle aziende sanitarie di tutto il Veneto, il suo mandato è stato prorogato di due mesi (dal primo gennaio a tutto il mese di febbraio), durante i quali il dottor Compostella è stato nominato appunto commissario (con gli stessi compiti e poteri del direttore generale).

Ora il tempo sta per scadere. Ieri il governatore Luca Zaia ha annunciato che non ci saranno ulteriori proroghe e che, entro il 28 febbraio, comunicherà i nomi dei nuovi direttori generali di tutte le aziende sanitarie. E’ molto probabile che le nomine avverranno già nei primi giorni della prossima settimana, in modo da agevolare il passaggio di consegne. Il toto nomine è in corso. Per Rovigo si parla di un dg in uscita da un’altra Ulss, o di una promozione di qualcuno che conosce bene l’ambiente. Ma ci sarà tempo e modo per parlarne. Prima i saluti a chi ha guidato l’azienda sanitaria nella bufera dell’ultimo anno.

Nato e cresciuto in provincia di Vicenza, Antonio Compostella vive a Santorso: è un medico anestesista rianimatore. Classe 1954, compirà 67 anni il 3 maggio prossimo.

Dottor Compostella, a fine mese lascerà il Polesine e l’attività lavorativa. Qual è il bilancio di questi anni?

“Il 28 febbraio prossimo terminerà la mia esperienza in provincia di Rovigo e il presidente Luca Zaia deciderà chi arriverà al mio posto qui. Dovevo andare in pensione il primo di gennaio, adesso sta arrivando il momento del termine della mia esperienza lavorativa. Sono arrivato in Polesine con un mandato di cinque anni, dal primo gennaio del 2016. Ero stato nominato, nel primo anno, direttore generale dell’Ulss 18 di Rovigo e commissario dell’Ulss 19 di Adria. Poi, già nel 2017, ci fu la fusione tra le due aziende sanitarie: diventai il direttore generale dell’Ulss 5 unica. Il bilancio della mia esperienza qui è senza dubbio positivo. Un lavoro importante, svolto nel corso di cinque anni e due mesi. Sono molto soddisfatto sia per l’esperienza personale, sia per i risultati raggiunti”.

Quali sono gli obiettivi più importanti ottenuti e gli interventi realizzati?

“Sono orgoglioso, soprattutto, per quanto di buono è stato fatto nel percorso di ammodernamento, dal punto di vista strutturale e tecnologico dell’ospedale di Rovigo, nonchè di quelli di Adria e Trecenta. Mi riferisco, in particolare, ad alcuni reparti dell’ospedale di Rovigo che sono stati ristrutturati. Una ristrutturazione che proseguirà negli anni, perché c’è un progetto generale che abbiamo realizzato a step e ora procederà. Si tratta di interventi non solo di ristrutturazione dei muri, ma anche tecnologici”.

Un lavoro importante. Le difficoltà non saranno certo mancate..

“Sì, come nel progetto di fusione delle due aziende sanitarie di Rovigo e Adria in quella attuale, unica, per tutte le complessità che ci sono state. Ma credo che in questi cinque anni ci sia stata una crescita qualitativa e organizzativa nel lavoro dell’azienda, degli operatori e dei servizi. Siamo migliorati nella tipologia, nel numero e nella qualità dei servizi. Una qualità che è diffusa”.

Senz’altro l’anno appena trascorso, quello legato all’emergenza per la diffusione del Covid 19, è stato molto impegnativo da ogni punto di vista. Non occorre neppure dirlo...

“La gestione della pandemia è stata un’esperienza unica, importante. L’ultimo anno è stato un anno passato quasi in apnea, senza soluzioni di continuità. Non solo per me, ma per l’azienda intera. Un anno che ha fatto crescere tutti profondamente. Si pensi alla necessità di rivedere tutti i protocolli. Ma questo si è tradotto in un risultato di alto livello dal punto di vista delle azioni, per la diagnosi, con i tamponi, il tracciamento, l’isolamento, i ricoveri e la cura dei pazienti, l’organizzazione dell’attività vaccinale. Insomma, è stato un vero banco di prova per tutti, un’esperienza nuova con ottimi risultati”.

Sicuramente i polesani avranno un ottimo ricordo di lei. Come si è trovato a lavorare in questo territorio?

“Mi sono trovato bene qui, davvero. Ho instaurato un buon rapporto e un’ottima interlocuzione con istituzioni locali, prefettura e amministratori. I cinque anni passati sono volati via rapidamente e li ricorderò con piacere, anche per le relazioni umane che si sono instaurate e che proseguiranno”.

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