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COVID, UN ANNO DOPO

La storia della prima polesana guarita del virus: “Così ho battuto il mostro”

E’ stata la prima polesana a battere il Covid e a uscire dall’incubo. Un anno dopo, Laura Bortolini ripercorre la sua guerra contro il covid

La storia della prima polesana guarita del virus: “Così ho battuto il mostro”

21/02/2021 - 19:55

E’ stata la prima polesana a battere il Covid e a uscire dall’incubo, risultando guarita. Un anno dopo, Laura Bortolini ripercorre la sua guerra contro il mostro.

L’incubo è iniziato la mattina del 9 marzo dello scorso anno, dopo un weekend in montagna con la famiglia: Laura si è svegliata con febbre alta e tosse. Da quel momento ha avuto inizio la sua personale Odissea, che per fortuna si è conclusa nel migliore dei modi ma che ha lasciato in lei una traccia indelebile e una paura di fondo che solo la sua grande forza di volontà, il suo spirito e la sua voglia guardare positivamente al futuro la stanno aiutando a superare.

Raggiunta telefonicamente durante una sua camminata nel sole pomeridiano dell’altopolesine, Laura - dopo averci ricordato quella che è stata la sua personale esperienza - ci ha raccontato come le sia rimasta una buona dose di paura che fatica ad andarsene.

“Da quel 9 marzo, nonostante tutto, non sono mai stata sola. Il mio medico curante Antonio Gallerani è venuto a visitarmi due volte e quando la procedura lo ha permesso - ripercorre la prassi dell’epoca, agli albori della lotta al coronavirus - mi ha fatto fare il tampone al quinto giorno di febbre a 39 con tosse. Sabato 14 marzo le mie condizioni sono precipitate e mio marito ha deciso di chiamare il 118: siamo stati scortati in ambulanza fino al reparto di malattie infettive di Rovigo. Alle 22 di sabato 14 sono stata ricoverata in isolamento. Mio marito, congedato urgentemente dal primario, è stato mandato a casa con la raccomandazione di non toccare nulla e sanificare tutto”.

“Quando il primario mi ha informata della positività al Covid - dice ancora - mi è caduto il mondo addosso, è stato un terrore tremendo, anche per la paura di avere infettato la mia famiglia e la paura di non farcela. Non bastasse, il ‘nemico’ mi ha procurato una polmonite basale da Covid-19. Ma ero pronta a lottare con tutta me stessa”.

Laura ha trascorso “tre giorni isolata, in malattie infettive, da dove comunicavo con il reparto attraverso una finestrella ricavata nella porta: mi passavano le medicine appoggiandole su un tavolino. Ho iniziato la cura, ma dopo 48 ore gli effetti collaterali di vomito e diarrea hanno obbligato i medici a sospenderla. Ringrazio di cuore Barbara Bernardoni per l’appoggio e il sostegno che ha dato fin dalle prime ore a mio marito. Ero in buone mani e respiravo autonomamente”.

La storia di Laura continua con il trasferimento al nuovo reparto di pneumologia, martedì 17 marzo, al settimo piano dell’ospedale, dove era appena sorto il nuovo reparto Covid. “Continuavano ad arrivare ricoveri nuovi e in tre giorni siamo passati da 11 pazienti a 19”, ricorda ancora.

Solo dopo 12 giorni di febbre ha potuto, grazie alle infermiere Tania, Cinzia e Federica, “festeggiare” la notizia del primo giorno da sfebbrata. “Io vedevo tutti questi occhi, grandi, piccoli, giovani e meno giovani, tanti angeli, tanti cuori grandi vicini non solo professionalmente, ma con umanità, che comprendevano le difficoltà dell’isolamento e compartecipavano alle chiamate o videochiamate da casa con battute e sorrisi”. Martedì 24 marzo, finalmente, alle 18 è arrivata la notizia della sua negatività.

“Mi sono lasciata andare ad un pianto liberatorio improvviso. L’odissea era finita, potevo tornare a casa”.

Non appena aveva potuto, Laura ha voluto ringraziare tutti. “Tutti quanti, il personale medico, infermieristico, le Oss, le signore delle pulizie. Siete stati tutti degli eroi, i miei eroi, i miei angeli”.

Con il respiro affannato per la camminata ma con un amore per la vita che si percepiva anche attraverso il telefono, Laura ha poi raccontato come sta vivendo questi giorni. “E’ sicuramente pesante per me sentire, vedere e leggere da tutte le parti il ricordo di quest’anno di lotta al virus - spiega - sto aspettando con grande ansia il mio personale giro di boa e la paura è rimasta. I miei anticorpi, ad un anno dal mio contagio, sono praticamente azzerati e questa seconda ondata la sto vivendo con molta paura anche per i ricordi che affiorano”.

“Tutto mi preoccupa e mi crea tensione - continua Laura senza però perdere il suo ‘smalto’ - la gente che non rispetta le prescrizioni, la mascherina indossata in modo scorretto e poi, adesso ci sono anche le diverse varianti e tutto questo mi preoccupa. Molti amici ci sono passati ed essendo stata la prima, in tanti mi chiamavano per chiedermi consigli o anche solo per avere supporto e sono stata contentissima di averlo fatto”.

La nostra chiacchierata, “alleggerita” da domande e risposte in quel dialetto che unisce tutti i rivieraschi si è conclusa con una considerazione che difficilmente dimenticheremo: “La mancanza di abbracci e stata ampiamente sostituita e compensata dai numerosi messaggi di sostegno che mi sono arrivati in questo lungo anno - conclude Laura - sono nati bellissimi rapporti di amicizia che sono certa dureranno molto più di questo virus”.

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