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L’INTERVISTA

"Tra un paio di settimane arriva la terza ondata. Un altro mese di lockdown"

Il presidente dell'ordine dei medici: "Tutti in casa, e vaccini a tappeto per almeno il 70% della popolazione"

"Tra un paio di settimane arriva la terza ondata. Un altro mese di lockdown"

Attenti: non ne siamo ancora fuori. Anzi: tra un paio di settimane arriverà la terza ondata dell’epidemia. E “per contrastarla serviranno misure ancor più restrittive: l’ideale sarebbe imporre un nuovo lockdown di un mese, da utilizzare per vaccinare almeno il 70% della popolazione”. A dirlo è il presidente dell’ordine dei medici della provincia di Rovigo Francesco Noce.

Il quale ripercorre questo primo anno di emergenza sanitaria, mettendo in luce i propri ricordi e le proprie previsioni per un futuro prossimo che si rivela tutt’altro che roseo.

“E’ un’esperienza della quale avremmo fatto sicuramente tutti a meno - esordisce il medico - Ricordo che la settimana prima dell’arrivo del virus in Italia, avevo partecipato ad un convegno al quale era presente anche il virologo Roberto Burioni e parlando di quello che stava succedendo in Cina ci si augurava che non arrivasse anche in Italia perché, di fatto, non eravamo assolutamente pronti”.

Purtroppo è successo l’esatto contrario “e la nostra grande fortuna è stata quella che nella prima ondata si è deciso subito il lockdown già dal 9 di marzo - continua Noce - anche la popolazione aveva reagito molto bene, rispettando le varie prescrizioni, dimostrando anche un senso di appartenenza che mi ha colpito favorevolmente. Tutto questo ha fatto si che il virus, partito al nord, non colpisse il sud Italia che è stato di fatto risparmiato. E’ stata una fortuna perché di questo virus non si sapeva praticamente nulla e non si avevano armi per combatterlo nonostante fosse particolarmente forte tanto che, chi è stato colpito in maniera importante e ne è uscito raccontando di un’esperienza drammatica per la mancanza di respiro che questo provocava”.

Il dottor Noce fa poi un resoconto anche di quello che è accaduto nel nostro territorio. “Anche in Polesine con la prima ondata ce la siamo cavata abbastanza bene - spiega - siamo stati la provincia meno colpita e questo anche perché sono state date indicazioni quasi immediatamente e queste sono state recepite sia dai medici che dai pazienti. Era un venerdì e stavo tornando da Roma in treno quando mi hanno comunicato il primo decesso all’ospedale di Schiavonia - ricorda il medico - il giorno seguente era stata convocato un comitato di crisi anche qui a Rovigo, dove sono state gettate le basi per combattere la pandemia che da lì a poco sarebbe arrivata. La domenica mattina era già stato distribuito ai medici polesani un ordine su comportamenti da seguire: obbligo di mascherine, divieto di assembramenti, visite solo su appuntamento, misurazione della temperatura corporea prima dell’ingresso in ospedale o in ambulatorio e molto altro. Contemporaneamente avevamo chiesto alla Regione la sospensione di tutte le visite ambulatoriali che non fossero urgenti. Ricordo come i medici fossero preoccupati dal fatto che molti pazienti inizialmente con pochi e lievi sintomi, nel giro di 5 o 6 giorni vedevano la situazione precipitare aggravandosi, fino al ricovero in terapia intensiva. Ci siamo chiesti subito cosa avremmo potuto fare e, navigando un po' a vista, abbiamo iniziato ad usare cortisone e idrossiclorochina e anche in quel caso ce la siamo cavati abbastanza bene”.

Quindi la seconda ondata: “Anche nella nostra provincia nella seconda ondata abbiamo avuto maggiori problemi rispetto alla prima - racconta - avevamo appena trascorso un’estate durante la quale tutti si sono sentiti in libertà, peggiorando di parecchio la situazione che poi è precipitata con l’apertura delle scuole e, soprattutto, con i trasporti scolastici. Posso tranquillamente affermare che sono stati persi letteralmente tre mesi, pur sapendo che la terza ondata sarebbe arrivata quasi sicuramente”.

E sull’attuale situazione e sul futuro prossimo di questa pandemia il dottor Noce sembra non avere nessun dubbio. “Non siamo assolutamente ancora fuori - afferma senza troppi giri di parole - Stiamo aspettando la terza ondata che arriverà tra un paio di settimane quando registreremo una recrudescenza. Servono misure più restrittive, maggior coscienza e una maggiore responsabilità individuale. L’ideale sarebbe riuscire ad imporre un nuovo lockdown di un mese e vaccinare il maggio numero di persone. Almeno il 70% della popolazione. In questo mese il virus non si trasmette e di conseguenza non ci sarebbero nemmeno mutazioni. Un mese per poi essere liberi definitivamente. Per quanto riguarda i vaccini è stato raggiunto un accordo nazionale per autorizzare i medici di base ad eseguire le vaccinazioni - continua il medico - ovviamente parliamo di quelli che non necessitano di frigoriferi particolari. Potrebbero farlo nei loro ambulatori o negli ambienti messi a disposizione dai vari comuni, come è stato fatto per l’antinfluenzale. Nella nostra provincia tra medici di base, Ulss e medici in pensione pronti a mettersi a disposizione, credo che in 20 giorni potremmo vaccinare tutta la nostra provincia. Peccato però che non ci siano i vaccini”.

“E’ passato un anno dall’inizio di questa pandemia - conclude il dottor Noce - ma non ne siamo fuori, c’è ancora da soffrire”.

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