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CORONAVIRUS IN POLESINE

Vaccini, “noi 90enni ultima ruota del carro. Non è giusto”

Aldo: “Non accetto le ragioni della Regione”. Gino: “Siamo noi i più vulnerabili”

Vaccini, “noi 90enni ultima ruota del carro. Non è giusto”

27/02/2021 - 20:53

Nella corsa ai vaccini, i 90enni sono rimasti indietro e protestano. Secondo la programmazione, infatti, il Veneto ha cominciato a chiamare tutta la popolazione anziana di 359.169 persone.

Nell’ottica di una maggiore efficacia, si è deciso di iniziare la vaccinazione dal gruppo più numeroso della popolazione anziana, rappresentato dalla coorte dei nati nel 1941, ovvero gli 80enni, circa 43.346 persone.

A partire dal 22 febbraio, è toccato agli 81enni, dall’8 marzo verranno chiamati gli 82enni, e dal 15 marzo gli 83enni. Poi toccherà agli altri. Ma in tanti si sono sentiti esclusi, anche in Polesine e hanno scritto anche alla Regione Veneto. Come il signor Paganin, di Porto Viro, che ha scritto per il papà Aldo, che il 14 marzo compirà 91 anni ed è impaziente di poter eseguire il vaccino. “A seguito di mia telefonata il vostro call center ci ha informato - racconta - che dal 15 febbraio sarebbero state inviate le comunicazioni ma ad oggi non ci è pervenuta nessuna informativa. Vengono diffuse notizie di inizio campagna vaccinale per gli ottantenni. Avete risposto con un copia e incolla senza per accontentare chi vi pone obblighi di tutela delle persone, e parlo degli anziani, indipendentemente dal ruolo sociale e valore economico che possono ricoprire per il paese”.

Il portovirese continua: “Perché mio padre di 91 anni è diverso da un anziano di 80 anni? Mio padre ha gli stessi rischi di contagio di un trentenne di un quarantenne e via di seguito. Avrei accettato una giustificazione rispetto ai rischi nell’eseguire il vaccino, ma in altre regioni non è stato eseguito il piano vaccinale nazionale e ultra novantenni hanno già avuto la vaccinazione”.

E continua: “I dipendenti della scuola hanno gli stessi rischi di contagio che le persone che tutti i giorni si recano al lavoro, con protezioni e senza protezione salariale. L’assistenza del cittadino deve essere prestata senza privilegi o regole personalizzate. La mortalità è direttamente proporzionale all’età della persona. Quindi si inizia dai centenari ai più giovani”.

Stesso discorso per un altro polesano, il signor Gino Braga, di 97 anni, che ha scritto una lunga lettera alla Voce di Rovigo, per lamentare sostanzialmente lo stesso senso di discriminazione, misto a frustrazione. “Ho ascoltato Zaia sostenere che la vaccinazione over 80 iniziava a partire dagli ottantenni e via a scalare, perché così aveva stabilito lo Stato. Perplesso, sono andato a vedere le numerose note centrali, a tal riguardo, leggendo le “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” che stabiliscono, tra l’altro, con riferimento all’età, ‘le priorità per l’attuazione della seconda fase del piano nazionale vaccini covid-19. L’obiettivo del documento è quello di individuare, l’ordine di priorità delle categorie di cittadini da vaccinare dopo quelle della fase 1 (operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, anziani over 80 anni)’”.

Insomma, anche il signor Braga fa sapere di rientrare ampiamente nella categoria protetta degli over 80. “Non si dice che si deve partire da chi ha 80 anni, si può iniziare, per esempio, dagli ultranovantenni, oltretutto perché soggetti ‘più vulnerabili’. Del resto gli altri Stati Europei (es. Inghilterra), senza dire le altre regioni (Lombardia, Lazio, Campania, etc.), almeno da quello che riportano i mass-media, prendono in considerazione proprio i soggetti più anziani”.

La ratio della Regione Veneto, effettivamente, è stata cominciare con la fascia di popolazione più numerosa.

“Ne deduco che la vaccinazione per il sottoscritto, classe 1924, qualora sopravviva alla terza ondata - ironizza il polesano - ben che vada, arriverà a giugno. Questo è quello che si evince dalle disposizioni nazionali citate. Sono state, dunque, le Regioni a stabilire, autonomamente, come intervenire sulla fascia di età over 80”.

Una classe, quella attorno al 1931, che non ci sta proprio a passare per “ultima ruota del carro”.

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