you reporter

MELARA

In paese, un miracolo dimenticato

Un antico documento, riscoperto da Raffaele Ridolfi, racconta una storia affascinante

In paese, un miracolo dimenticato

Non ci dobbiamo stupire della nostra ignoranza nei confronti di un passato vicino o lontano che sia. Quanto conosciamo ad esempio della religiosità vissuta dai nostri antenati? Per cercare di fare chiarezza su alcuni episodi successi nel passato non proprio recente, ci siamo affidati alle ricerche di Raffaele Ridolfi, appassionato di storia locale che recentemente ha fatto dei ritrovamenti davvero importanti.

“Possiamo capacitarci ad esempio se un’immagine della Madonna dipinta sopra la facciata di una casa nei primi decenni del Settecento potesse suscitare addirittura scandalo e fosse ritenuta un episodio degno di essere indagata dai superiori? – ci racconta Ridolfi - Così purtroppo era e lo è stato per tanto tempo. Chi oggi è a conoscenza che sempre nel Settecento i sacerdoti solo a Melara erano almeno dodici, più altri che studiavano in seminario a Ferrara? Direi davvero pochi. Oppure che in pieno Ottocento i tre fratelli Soldà potessero celebrare in Melara a vario titolo (confessore, cappellano arciprete)? E non era solo questione di abitanti, poiché nell’epoca dell’erezione della grandiosa arcipretale i residenti erano circa come quelli odierni, era, una questione di dare lustro alle proprie famiglie certo, ma soprattutto rimarcherei che vi era un ‘sentire’ divino davvero molto diverso. Sono moltissimi gli episodi di religiosità popolare che si potrebbero citare, ma in questa sede ne traccerò solo uno in particolare, quello del quadro della Madonna che pianse. Siamo nel 1624 e l’arciprete Alfonso Cagnini descrive l’accaduto, testualmente con l’italiano scritto del tempo: ‘… li 28 del passato (mese) occorse nella mia chiesa esser veduto da molte persone l’immagine della beatissima Vergine Madre di Dio nell’altare del Presepio, a chiudere et aprire li occhi, et alcune volte; a questo si trovò presente il reverendo don Agustino Gazzio (Agostino Gazzi Tirondola) … ma non havendo veduto altro più rilevante segno, (cioè) che quello (che) vide il reverendo d.Gio. Boniolli (ma don Giovanni Boniotti), capellano, che fu l’istesso, ma vide anco di più cioè quella beatissima et santissima imagine vermigliare (sanguinare) nella sua stantissima (sic) faccia et tutt’il collo e questo fu per spatio d’un Credo (della recita di un Credo), ritornò poi nel primo suo colore come anco di presente si ritrova …’. Cosa accadde dopo? Così il resoconto – ci spiega ancora Ridolfi riportando il contenuto del documento - ‘Spargendosi questa voce può credere com’è verissimo che concorse (cioè venne) tutt’il populo, e per non generare qualche confusione la feci coprire con un decente vello (un panno), esortando perciò … acciò fossimo illuminati, et non abagliati da falsa illusione, dicendole volere del tutto darne parte a superiori si come faccio … pregando vostra signoria (il vescovo di Ferrara Cardinal Leni) ordinare quello che parerà meglio in honore della Beatissima Vergine di questa chiesa, et a salute delle mie anime’. La dichiarazione, tuttora presente presso l’archivio diocesano di Ferrara Comacchio – continua lo storico - fu presentata il 1 giugno 1624, ma, stranamente di questa non esiste traccia presso l’archivio parrocchiale. Era senz’ombra di dubbio una faccenda da tenere riservata e a quanto presumiamo non ebbe un seguito. Forse dispersioni di documenti, oppure incendi d’archivio, ma di una cosa possiamo essere certi, che la madonna di Melara è stata vista muovere gli occhi e lacrimare di rosso (vermigliare) in tempi non sospetti come quelli che saranno di lì a 5-6 anni dopo quando la peste, le condizioni miserevoli della gente e altro ancora facessero una presa diversa sulla gente di questi luoghi. Tutte le persone citate nella missiva dell’arciprete nel 1624, che era fra l’altro un Protonotario Apostolico, quindi persona autorevole, sono realmente esistite come pure vi era da almeno 50 anni (dal 1574) l’altare del Presepe eretto dalla famiglia Fregnani. Un ultimo fatto importante è il recente rinvenimento di una lettera dove si esorta a fare una processione con il dipinto della Madonna nella festività di san Rocco nel luglio 1631, quando il signor Cesare Borghi (uno dei sindaci del tempo) comunica notizia della licenza ottenuta dal vicario del vescovo per ‘portare in processionalmente l’imagine destinata della B.V. alla Chiesa conforme al voto fatto …’. Quasi certamente si trattava del medesimo dipinto. Piace pensare che questo avvenimento possa aver fatto da trait d’union col secolo successivo – conclude Ridolfi -con la venuta del quadro della Madre dell’Eterno Lume”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:

GLI SPECIALI

speciali: TESORI un viaggio tra terra mare e lagune
speciali: TESORI tra fiumi terra e lagune

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Cambia le impostazioni sulla privacy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl