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COMMERCIO

“Non ci si contagia in negozio”

Pattaro: “Gli insegnanti hanno lo stipendio se non lavorano, noi no”. Ceccato: “Locali tutti a norma”

“Non ci si contagia in negozio”

02/03/2021 - 21:10

Il parallelo che molti faticano a comprendere, e la relativa discussione alle porte del nuovo Dpcm, sono partiti da una dichiarazione del ministro dell’Istruzione, il ferrarese Patrizio Bianchi, che si è opposto alla chiusura delle scuole in zona arancione: “Eh, no, se vogliamo chiudere le scuole in arancione, allora voglio vedere chiusi anche i centri commerciali. Non è pensabile non far andare i ragazzi in aula e vederli poi assembrati fuori”, ha detto più o meno. Frase ripresa dal presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, in merito all’ipotesi di chiusura delle scuole.

Le associazioni di categoria, duramente colpite da un anno di crisi sanitaria ed economica, insorgono anche a Rovigo. “La riflessione è molto semplice - dichiara Vittorio Ceccato, vice presidente di Confesercenti Venezia e Rovigo - da parte delle Regioni e dei governatori Zaia e Bonaccini c’è una richiesta, quella di chiudere le scuole, una richiesta che non ha nulla a che vedere con i negozi. Anche perché si è visto che i contagi sono aumentati nella fascia tra i 13 e i 19 anni. Non è gente che frequenta i locali ma utenza scolastica. Non è che una scuola sia una fortezza con un ponte elevatoio monitorato. Ci sono momenti contingenti di assembramento e ammassamento, senza considerare i trasporti”.

Ceccato difende la situazione precaria di negozianti e pubblici esercenti: “Quello che abbiamo potuto registrare è un comportamento corretto, anche a Rovigo e in Polesine. Poche le sanzioni e le chiusure. Una nel capoluogo ha fatto scalpore. E non si dica che i controlli sono stati insufficienti. Hanno tutti organizzato i loro locali con presidi per igienizzazione, cartelli e distanziamenti. Nei momenti di maggiore afflusso i bar e i locali, come in chiusura, si sta attenti, ma anche i nostri baristi sono encomiabili”.

Senza pensare che “a Natale quanto tutto è stato chiuso, i contagi salivano - chiude Ceccato - Senza contare che le misure di sostegno, o ristori che si voglia, sono scomparsi dai radar. E’ sempre più lì che si gioca la partita, puoi anche accettare una chiusura, ma solo se il ristoro è adeguato. Ci vogliono misure concrete e consistenti”.

Per un anno intero le attività commerciali hanno lavorato appese a un filo. Ne sa qualcosa Stefano Pattaro, titolare di una nota boutique a Badia Polesine e presidente di Confcomemrcio. “Non abbiamo più parole per commentare questa situazione - premette - E’ indubbio che le problematiche sanitarie ci siano ma non siamo noi gli untori, ma qualsiasi attività di circolazione della gente può avvantaggiare il virus. Solo che se chiudiamo le attività dobbiamo ristorarle”. Pattaro fa l’esempio del comparto moda: “Ha sofferto tantissimo. A inizio pandemia, lo scorso anno, erano già partiti gli ordini per questo autunno inverno. Non avevamo sentore di quello che sarebbe successo, ora abbiamo i magazzini pieni e un calo di fatturato enorme. I cali di fatturato, dunque, sono aggravati dalla situazione degli acquisti che ci ritroviamo in casa”.

Questo, spiega ancora Pattaro “vale soprattutto per le città d’arte e per i grandi centri, dove il dramma è enorme, ma in scala anche per le nostre attività. Se dobbiamo chiudere chiudiamo, ma ci devono aiutare concretamente non ci bastano 5-10mila euro quando con 4-5 dipendenti il nostro fatturato perso è pari a un milione. Ristori che dubito siano affrontabili dallo stato. Per questo è meglio tenere aperto e lavorare”. E per questo il parallelismo tra scuola e negozi, Pattaro proprio non lo afferra: “Non capisco il nesso. Semplicemente perché non mi risulta che i negozianti chiusi continuino a percepire gli stipendi come gli insegnanti”.

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commenti 1
  • alesspaganini

    03 Marzo 2021 - 12:12

    Solidarietà e comprensione totale verso il comparto in questione; solo qualche dovuta precisazione: Prima di tutto, quando si parla di scuole chiuse in zona arancione si intendono solo le scuole del secondo ciclo d'istruzione, Scuola Secondaria di II° grado. Secondo, quando la scuola chiude, si intende che gli alunni non sono fisicamente presenti in classe ovvero sono sospese le lezioni in presenza, con l'eccezione degli studenti più fragili che continuano regolarmente a recarsi a scuola tutti i giorni. Le lezioni in presenza sono sostituite dalla Didattica Digitale Integrata. Ultimo, ma non meno importante i docenti percepiscono lo stipendio perché svolgono sempre il loro lavoro; durante la DDI sono "in classe" in modalità a distanza, ma continuano ad insegnare con professionalità ed impegno. Questo è valido sia per il presente anno scolastico_2020/21 sia per l'a.s. passato quando il lockdown fu prolungato ed interessò tutto il paese senza distinzione di fasce. Isabella Zambon

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