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CORONAVIRUS IN VENETO

"Contagi durante movida con assembramenti": lo studio di Treviso

L'Ulss 2 ha elaborato e analizzato i dati a disposizione

Dal sud ecco la guerra al prosecco

Risalita dei contagi, aggressività delle varianti del Covid, poco rispetto di divieti e restrizioni. Quali sono i motivi della nuova zona arancione di Veneto e provincia di Rovigo? Di chi sono le responsabilità, oltre a quelle di un virus che si dimostra sempre più coriaceo da debellare? Degli assembramenti non necessari, di chi non segue i protocolli di sicurezza, soprattutto nell’ora fatidica dello Spirt, quando, cioè, giovani e meno giovani si accalcano e raggruppano per un po’ di svago pomeridiano. La colpa, insomma, è della movida.

I dati a livello regionale dicono che dopo un mese di zona gialla la curva e l’indice di contagio si sono rialzati a livello tale da comportare una zona arancione. Da un paio di settimane la variante inglese del virus si è diffusa in modo massiccio anche in Veneto. E le positività si sono moltiplicate, i nuovi casi sono stati sono schizzati sopra i 1/1.500 al giorno, con l'indice di contagio Rt salito all’1,12 (Il livello previsto per il passaggio ad arancione è con l'Rt a 1).

In molti, per questa nuova impennata di contagi, puntano l’indice accusatore contro le scuole. L’andamento settimanale dei contagi nelle scuole registra un lieve aumento, nel confronto effettuato tra le ultime due settimane: tra il 15 e il 21 febbraio si sono verificati 236 casi, mentre dal 21 al 28 febbraio se ne sono registrati 370 (+134). Inutile quindi puntare il dito solo sulla scuola.

A fare cambiare colore al Veneto è invece soprattutto il mancato uso dei dispositivi individuali e il mancato rispetto del distanziamento sociale durante i ritrovi. Uno studio di questo tipo a livello regionale non è stato reso pubblico, ma a livello provinciale sì. A confermare questa tesi è stato in maniera molto chiara il direttore generale della Usl 2, Francesco Benazzi. Dei 3.587 positivi di febbraio nella provincia di Treviso, ad esempio, il 15% è rappresentato da studenti fino ai 19 anni. In questi giorni il tasso è di 73 casi ogni mille abitanti. Ma il numero si alza per quanto riguarda i giovani: tra i 20 e i 29 anni (quindi età in cui si è finita la scuola superiore) è di 87 positivi ogni mille abitanti: ben 14 punti superiore alla fascia scolastica. Numeri che probabilmente daranno risultati simili anche se calati in altri territori provinciali della Regione.

“È la fascia d’età degli spritz” ha spiegato Benazzi, un concetto che sintetizza molto bene la situazione e indica il vero agente di diffusione del virus in questo periodo. In pratica ancora più delle scuole i veri responsabili dell'aumento contagi sono gli assembramenti “non necessari”, quelli cioè non dovuti a motivi di studio o lavoro. E per questo il Veneto diventa di colore arancio, come uno spritz. Alcuni Comuni, come Venezia, per correre ai ripari e in vista del nuovo ‘assalto del weekend’, ha emanato misure rigidissime: chiusura delle aree della movida e divieto assoluto di vendita di alcolici in tutta la città dalle 15 alle 8 del mattino dopo.

Insomma la dimostrazione, ma in molti già l’avevano intuito, che la colpa della zona arancione è di chi non rispetta le regole o le interpreta a proprio modo con troppa superficialità. Autorità politiche e sanitarie da mesi ripetono di tenere alta la guardia, non allentare cautela e prudenza, continuare ad usare mascherine e distanziamento sociale. Nella maggior parte dei casi i cittadini si sono adeguati, ma evidentemente basta anche quel poco di mancato rispetto per far saltare il banco, impennare i contagi e riportarci in zona arancione.

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commenti 1
  • diduve

    06 Marzo 2021 - 22:10

    Faremo l'happy hour alle 14

    Rispondi

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