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LA STORIA

Nonno muore dopo 3 mesi di agonia

Il dramma della famiglia lontana. “Era una roccia, ha lottato fino alla fine”. Domani i funerali

Nonno muore dopo 3 mesi di agonia

07/03/2021 - 20:26

Il suo 74esimo compleanno, il 22 febbraio, lo ha trascorso nel reparto di Terapia Intensiva a Trecenta, attaccato a un respiratore, lontano da tutta la sua amata famiglia, i figli, i nipoti, i tanti amici in pena per lui. Purtroppo dopo tre mesi di lotta contro un maledetto virus e per sopravvivere alle sue conseguenze, Antonio Manca, ex carabiniere e nonno a tempo pieno, anzi, supernonno, molto noto a Rovigo, non ce l’ha fatta.

Venerdì scorso si è spento all’ospedale Covid altopolesano, dove era entrato nei primi di dicembre. Partito, come in una guerra e mai più tornato. Per tre lunghissimi ed estenuanti mesi sono stati attaccati a un filo di speranza, alle telefonate quotidiane dei medici e infine al desiderio che non soffrisse più Stefania e Daniele, la moglie Graziella, il genero, la nuora e i nipoti, Gabriele, Sofia e Alessandro. Per loro tre Antonio c’era sempre, era sempre pronto ad accompagnarli nello sport, nei compiti, nei giochi di tutti i giorni, visto che i genitori lavoravano. Era il welfare sociale, la risorsa fondamentale per la crescita dei più piccoli che spesso manca nelle famiglie italiane.

L’ex militare era originario di Cossoine, in provincia di Sassari. A 17 anni era partito dalla Sardegna per iniziare la sua carriera da carabiniere ed essendo un atleta era entrato nel gruppo sportivo di Roma. Già, perché tra le caratteristiche che tutti riconoscevano nel Supernonno Antonio, c’era la sua sportività. Era ancora adesso in salute, andava in bicicletta, non aveva mai fumato una sigaretta. A dispetto della sua età scoppiava di salute.

Era approdato in Polesine negli anni Settanta, dopo vari trasferimenti in tante caserme italiane. A San Martino di Venezze aveva conosciuto Graziella e da allora, era il 1975, non aveva mai più lasciato Rovigo, dove aveva prestato servizio come maresciallo, sempre a contatto con il territorio.

“Antonio era felice di fare il nonno - racconta un caro amico del figlio - Era una persona buona, generosa, gentile, onesta e solare. Non capita spesso di incontrarne uguali. Era in salute e non faceva mai mancare la sua presenza con i nipoti. Con Graziella amavano andare a ballare, gli piaceva tanto”.

Quando a inizio dicembre ha contratto il Covid, il mondo è crollato addosso a tutta la famiglia. Il suo percorso all’interno dell’ospedale di Trecenta è stato un crescendo di complicazioni, prima in reparto di terapia semintensiva, con i fastidiosi respiratori, poi per due mesi in terapia intensiva. Nonostante il virus fosse oramai passato, il suo passaggio aveva lasciato gravi patologie ai polmoni. “Era un uomo tenace - racconta ancora l’amico distrutto - Ci ha provato in tutti i modi, aveva un fisico da atleta e infatti ha resistito finché ha potuto”.

Il mostro l’ha avuta vinta. Quello che lascia Antonio Manca ai figli, ai nipoti, alla moglie, è un grande senso di apertura e disponibilità verso il prossimo. “Ha lottato con tutte le sue forze, fino all’ultimo, lo immagino così. Era una roccia. Daniele e Stefania hanno ricevuto una grande eredità e sapranno essere a loro volta forti. Un esempio per tutti noi che lo conoscevamo”. I funerali di Antonio si terranno martedi, alle 15, nella chiesa di San Bortolo.

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