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LA STORIA

"Il mio bar è sempre aperto, anche in zona rossa. Ma con la serranda abbassata"

“All’interno, rispettate le regole anti-contagio. Unica deroga ammessa per giocare a carte”

"Il mio bar è sempre aperto, anche in zona rossa. Ma con la serranda abbassata"

14/03/2021 - 18:31

“Non ho mai chiuso e non lo farò nemmeno adesso che hanno deciso per la zona rossa”. A pronunciare queste parole è un esercente polesano che ha sempre continuato a mettere a disposizione il proprio bar per gli amici, nonostante le serrande abbassate.

“Tutti i ristoratori avrebbero dovuto ribellarsi e tenere i locali aperti fregandosene delle varie ordinanze e dei Dpcm - racconta l’uomo - prima ci hanno chiesto di metterci in regola, di ridurre drasticamente i posti, di acquistare gli schermi protettivi e poi, ci hanno fatto chiudere. Come se non bastasse è iniziata poi la buffonata dell’asporto e degli orari. Tutto assolutamente assurdo. Purtroppo, nella nostra provincia, così come nel resto d’Italia, nessuno si ribella perché siamo un popolo di pecore. A questo punto, scusate, perché dovrei farlo solo io? Per trovarmi verbali di 400 euro ogni giorno?”.

Ed è proprio a questo punto che il barista racconta cosa ha deciso di fare, in barba a tutti i regolamenti, ma facendo comunque attenzione. “Tengo le serrande e le tapparelle abbassate, le insegne spente e la porta chiusa, ma gli amici sanno che il bar rimane aperto come sempre, almeno fino a mezzanotte”.

Sì, basta un messaggio al suo cellulare o a quello di qualcuno che si trova già all’interno e il gioco è fatto. La porta sul retro si apre e l’ingresso è assicurato. “Chiedo ai miei clienti solo un po’ di discrezione - spiega - e di non dare troppo nell’occhio quando arrivano. Per questo non vengono mai tutti assieme e, se capita, entrano scaglionati aspettando qualche minuto in macchina nel parcheggio”.

Una volta all’interno, il locale è quello di sempre, con l’unica differenza che le luci non sono tutte accese ma sono assolutamente in funzione la macchina del caffè, la spina della birra ed è possibile restare in compagnia come succedeva prima dell’arrivo di questo famigerato virus.

Il barista ci tiene però a raccontare come le regole per la lotta al contagio e alla diffusione del Covid-19 vengano assolutamente rispettate all’interno del locale, e che l’unica trasgressione permessa è quella del gioco delle carte, con la sola richiesta di igienizzarsi le mani prima e dopo le partite.

“Non voglio che il mio bar si riempia di persone - spiega - perché sono assolutamente convinto che gli assembramenti si debbano evitare. Per questo chiedo a tutti di restare distanziati e di portare le mascherine quando non stanno consumando e devo dire che solo poche volte ho dovuto riprenderli. Non capisco perché vedo le corriere piene di studenti che poi si trovano in una classe in più di 20 e in bar dovrebbero prendere il caffè e berselo in macchina. I supermercati sono assolutamente pieni e io posso tenere nel locale massimo quattro persone per volta. Tutto questo è assurdo e siccome devo vivere, io tengo aperto a modo mio”.

Una sorta di “ribellione consapevole”, quella messa in atto dal barista polesano che conclude il proprio ragionamento così: “A differenza di quanto succedeva fino all’anno scorso, i discorsi che si fanno non sono più quelli ‘leggeri’, tipici dei bar. Si parla molto poco di calcio, di politica e delle varie chiacchiere di paese su mogli infedeli o mariti traditori. Alla fine, si finisce sempre per parlare di vaccini, ospedali, rianimazioni e persone contagiate. Per fortuna - conclude trasferendoci una certa malinconia - la mascherina non lascia vedere le espressioni dei volti: da un anno, i sorrisi sono stati cancellati e le facce sono diventate tutte ugualmente tristi”.

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