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“Noi, aperti per disperazione”

Molti negozianti ci hanno provato, ma non sanno per quanti giorni resisteranno senza clienti

“Noi, aperti per disperazione”

15/03/2021 - 17:41

Un déjà-vu che nessuno avrebbe mai voluto rivivere, la passeggiata nel deserto di ieri in centro nel primo giorno di zona rossa dallo scorso Natale. La poesia dell’#iorestoacasa è un lontano ricordo, rimane invece l’amaro in bocca per tutti gli sforzi fatti, con risultati altalenanti dal punto di vista epidemiologico. Anche tra i negozianti che hanno alzato le saracinesche, ieri, prevalevano stanchezza e desolazione.

“Abbiamo aperto una settimana fa e forse non dovevamo proprio inaugurare - racconta Giorgio, titolare con Paola del “Tuo ristoro”, nuova focacceria sotto Palazzo Roverella - A parte sabato, in cui il museo era aperto, hanno chiuso tutto e ora arranchiamo. Anche se siamo nella categoria generi alimentari, ovviamente viviamo della gente che c’è in centro. In giorni come oggi non arriva davvero nessuno”.

Stanno valutando se tenere aperto o chiudere del tutto le domeniche, i manager del Libraccio di Corso del Popolo: “Abbiamo aperto più tardi oggi ed è presto per fare un bilancio. Intanto chiuderemo un’ora prima del previsto, anche la domenica, bisognerà capire se tenere aperto o meno. Questa che arriva la faremo, poi vedremo”.

Un signore canuto si ferma con la sua bicicletta al Pedavena, in una piazza Vittorio Emanuele II enorme e vuota. Barbara, la titolare, insieme ai familiari, si avvicina per servire: “Un bicchiere d’acqua per le medicine”. “Ecco chi arriva - commentano i gestori del noto locale aperto per asporto - ecco la solidarietà. Stiamo lavorando pochissimo non possiamo dire che vada bene. Ci danno la possibilità di fare asporto, ma con chi lo facciamo se la gente è a casa? I ristori, poi, ci sono? E li danno a chi per spirito di servizio, per non stare a casa a non far niente, apre lo stesso con un calo di fatturato enorme? Io senza incassi posso chiudere”.

Qualche fila, si vede tra le tabaccherie del centro, ma anche queste non si reputano soddisfatte. “Non c’è giro - commenta Eliana della tabaccheria ‘La Storica’, tra le due piazze principali della città - Devo per forza tenere aperto, e sarò qui anche oggi pomeriggio, dalle 15 alle 20 ma con che spirito si lavora? E’ desolante”.

Si è specializzata nel servizio asporto e ha fatto di necessità virtù Cristina, titolare del bar Crimi che dietro la mascherina non lesina sorrisi e battute: “E’ stata una mattinata normale, con le colazioni per gli uffici, un po’ di pausa pranzo. Io lo faccio per non rimanere a casa, è peggio, rimugino, ma certamente ho il personale in cassa integrazione. Non è facile. Però a mio parere già da metà settimana con queste giornate ci sarà più movimento, con la gente che arriverà in centro per quella considerata attività sportiva”.

Anche i panifici soffrono. E Rubiero, che in genere all’ora di pranzo ha gli scaffali vuoti, si ritrova con una scorta di pane fresco superiore alle richieste: “La gente non c’è e noi lavoriamo poco. Se rimane a casa, con le scuole chiuse, anche se il pane è essenziale, se ne fa a meno. E’ una catena per tutti”, allargano le braccia Vera e Patrizia.

Con la scuola chiusa e i clienti affezionati in zona rossa, anche il caffé Bollicine, in via Miani, non può far altro che fare pulizie: “Ci stiamo provando con panini, brioche e caffé da asporto - dice Liana - Abbiamo pensato di aprire e vedere come va, ma con la città deserta e le scuole chiuse, non so se è conveniente. Rischi di comprare la merce, gli affettati, e di buttare via tutto. Proviamo questi due giorni, poi si deciderà”. Già, questa pandemia - o forse la sua gestione a livello centrale - ci ha insegnato a navigare a vista.

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commenti 1
  • diduve

    16 Marzo 2021 - 12:12

    Sono sempre di piu' dalla parte dei commercianti. Qualcuno alla fine deve pagare per questo scempio economico!

    Rispondi



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