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Il caso

“Biometano a Cavarzere, la Regione deve dire no”

Il consigliere regionale Montanariello: "La sua autorizzazione sarebbe incomprensibile, con la contrarietà del Comune e le osservazioni dell’Ulss 3”

“Biometano a Cavarzere, la Regione deve dire no”

19/03/2021 - 21:09

“Consumo di suolo agricolo, inquinamento atmosferico, fonte non rinnovabile: sulla carta non c’è un motivo valido per autorizzare il nuovo impianto per la produzione di biometano a Cavarzere, a ridosso delle abitazioni con potenziali conseguenze per la salute dei cittadini. Per questo chiediamo alla Regione di prendere ufficialmente posizione, tenendo anche conto della contrarietà dell’amministrazione comunale e delle osservazioni dell’Ulss 3. Un via libera sarebbe incomprensibile”. Il vicepresidente della commissione Ambiente e Urbanistica a Palazzo Ferro Fini, il consigliere del Partito Democratico Jonatan Montanariello, va all’attacco sull’impianto che dovrebbe sorgere a Ca’ Venier, supportato dalla maggioranza del Comune di Cavarzere, e lo fa rivolgendosi direttamente al presidente Zaia con un’interrogazione a risposta scritta.

E’ un progetto che deve essere accantonato, non convince nessuno tranne la ditta proponente - le sue parole - il mese scorso si è svolta la Conferenza decisoria in forma sincrona a cui hanno partecipato i rappresentanti di Comune, Regione e Arpav. L’amministrazione Tommasi ha messo nero su bianco tutta una serie di criticità: è un intervento in contrasto con l’attuale pianificazione, il mancato assoggettamento alla Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca) non è motivato con sufficiente chiarezza e lo studio di impatto veicolare non è adeguatamente approfondito”. “Se questo non bastasse - insiste il consigliere dem veneziano - c’è anche il parere del Dipartimento Prevenzione dell’Ulss 3 secondo cui un impianto del genere, configurato come industria insalubre di prima classe, dovrebbe collocarsi lontano da centri abitati. Ma non solo: viene cancellato altro suolo agricolo, aumentando la superficie impermeabilizzata. A cosa serve la legge regionale sul ‘consumo zero’? Inoltre sempre l’Ulss sottolinea come lo studio delle emissioni in atmosfera sia parziale, escludendo ad esempio l’impatto delle polveri totali”. “Anche alla luce delle risoluzioni approvate nell’ultima seduta consiliare, con l’impegno a puntare su energia da fonti rinnovabili non inquinanti o a basso impatto ambientale, disincentivando quella da fonti che producono importanti quantità di particolato, questo progetto appare assolutamente fuori tempo massimo: la Regione ne prenda atto, sia coerente e lo blocchi”, conclude Montanariello.

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