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Chioggia

“Pesca, no al taglio delle giornate”

Mazzaro, presidente del Mercato ittico all'ingrosso: “E’ grande la confusione che traspare dall’attività istituzionale degli apparati europei”

“Pesca, no al taglio delle giornate”

20/03/2021 - 20:42

Anche in Veneto, ed in particolar modo a Chioggia, sta crescendo il disagio rispetto alle prospettive ventilate di riduzione dello sforzo pesca tra il 10 ed il 30% per la pesca a strascico nel Mar Mediterraneo occidentale e per quella demersale e dei piccoli pelagici in Adriatico. Già a metà dicembre le sirene dei pescherecci della marineria clodiense si erano levate a protesta contro questo scenario che potrebbe portare con sé effetti devastanti per l’economia del territorio. E proprio in questi giorni cento ricercatori di estrazione ambientalista di MedReAct e dall’Adriatic Recovery Project hanno sottoscritto un appello rivolto alla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Cgpm) per la creazione di una “no fishing zone” in Adriatico tra Italia e Albania.

Emanuele Mazzaro, amministratore unico di Sst spa (Società servizi territoriali) e direttore del Mercato Ittico all’ingrosso di Chioggia interviene in merito. “E’ grande la confusione che traspare anche dall’attività istituzionale degli apparati europei, e sicuramente se le istanze a sostegno del mare e dell’ecosistema sono fondate e rispettabili - le sue parole - credo però che non bisogni assumere posizioni ideologiche in merito”. E precisa: “E’ fondamentale soppesare entrambi i piatti della bilancia, perché se si parla di sostenibilità della pesca e di blue economy - termine coniato dal discusso economista Gunter Pauli- è necessario allo stesso modo quantificare cosa possa significare in termini socio-economici un ridimensionamento così accentuato dell’attività di pesca in Italia”. “Si rischia di dare un colpo mortale a tutte le imprese della filiera ittica che generano quotidianamente ricchezza e sviluppo - conclude il direttore del Mercato ittico all’ingrosso - solo in Veneto nel distretto di Rovigo e Chioggia sono oltre duemila le aziende con quasi un miliardo di fatturato. Una riconversione in tempi ristretti è pura utopia e la politica dovrebbe fare quadrato per salvare il futuro di migliaia di operatori e famiglie”.

Anche Marco Spinadin, presidente del Flag-Gac Chioggia Delta del Po, che si occupa del Consorzio Mare Adriatico e della cooperativa San Marco, ammette la sua preoccupazione per le nuove riforme europee che riguardano il taglio delle giornate di pesca. “Ci sono delle specie a rischio di mortalità da cattura, come il merluzzo, la sogliola, la triglia di fango e lo scampo - aggiunge Spinadin - per questo motivo, la Commissione europea ha aggiunto altre giornate di fermo pesca, oltre a quelle già in atto. Ma siamo molto preoccupati perché facendo un breve conto di tutte le giornate di fermo nel corso dell'anno e togliendo il sabato e la domenica, non arriviamo a pescare per più di tre giorni a settimana e l’economia della pesca ne risente tantissimo. Infatti, le imprese devono avere un ricavo e non potendo pescare spesso è ancora più difficile a livello economico”. Come spiega Spinadin, in futuro potrebbe esserci anche la possibilità che non tutti i pescatori possano continuare con il proprio lavoro: “Le imbarcazioni più grosse potrebbero correre il rischio di dover lasciare a terra qualcuno, ma stiamo cercando di ottenere dei contatti con il Ministero per arrivare ad una soluzione ottimale”.

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