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IL PERSONAGGIO

Un polesano da Nastro d’Argento

“Nessun giudizio di merito: raccontiamo una storia a tre generazioni diverse, non solo in Italia”

Un polesano da Nastro d’Argento

21/03/2021 - 21:06

Paolo Bernardelli, uno degli autori di SanPa, premiato con il prestigioso Nastro d’Argento. E’ nato e cresciuto sulle sponde del Po polesano, a Castelmassa, uno degli autori della docuserie uscita su Netflix che nei giorni scorsi ha ricevuto un riconoscimento davvero importante e prestigioso: il Nastro d’Argento, un premio che dal 1946 viene assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani e premia ogni anno film e documentari riservati alle sale cinematografiche. Quest’anno, gli organizzatori hanno deciso per la prima volta nella storia, di premiare anche le serie tv e tra queste è stata premiato, appunto, il docufilm SanPa consegnando anche a Paolo il Nastro d’Argento speciale.

Paolo, classe 1980, è originario di Castelmassa dove, dopo gli studi, ha lavorato come giornalista. Nel 2009 si è trasferito a Milano e qui ha partecipato ad alcuni progetti importanti e iniziando a scrivere per la rivista di cinema 35mm. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo “Come non ci fosse un domani” e ha iniziato la sua carriera come sceneggiatore e autore. Ha scritto “Milano Underground” per Bananas; “La Scuola della notte”, serie Rai ambientata nell’istituto penitenziario minorile Beccaria, mentre per il cinema firma la sceneggiatura del film “Zeta”, prodotto da 9.99films e Panama film. Nel 2017 è stato selezionato per il progetto di sviluppo seriale internazionale Serial Eyes alla Dffb di Berlino. E’ stato è tra gli sceneggiatori della serie “Isla Blanca” ed ha sviluppato una serie tv per la produzione tedesca. A questa attività ha accompagnato quella di docente, tenendo corsi di Storytelling, brainstorming e Pitch al Politecnico di Milano. Collabora come copywriter con diverse agenzie pubblicitarie.

Ma il lavoro che gli è valso il Nastro d’Argento, che assieme al David di Donatello è uno degli unici due premi italiani riservati al cinema, è il docufilm SanPa per il quale ci racconta di aver lavorato per due anni. “Si tratta di una serie che non vuole assolutamente giudicare l’operato di Muccioli, ma vuole raccontare questa storia a tre generazioni diverse - ci racconta Paolo - chi ha vissuto in quegli anni, chi è nato subito dopo ma ne ha sentito parlare e conosceva San Patrignano come il sinonimo delle comunità di recupero per tossicodipendenti, e chi oggi ha 20 anni e non ne aveva mai sentito parlare. Per questo abbiamo deciso di far parlare le storie cercando di raccontare il tutto in maniera comprensibile, anche considerando il fatto che la serie è visibile oggi in 190 Paesi nel mondo e questo non ci permetteva di dare niente per scontato - continua Paolo - nemmeno chi fosse stato Craxi, ad esempio, non potevamo darlo per scontato, e questo ci obbligava ad aprire parentesi per spiegare cose note solo nel contesto italiano. Ci sono tante cose che abbiamo lasciato fuori, ma un certo punto occorre assolutamente scegliere la via migliore per raccontare la storia. Noi abbiamo cercato il giusto equilibrio tra il dover fare una storia che stesse in piedi, che fosse forte e d'impatto e che, al contempo, riuscisse a contenere più informazioni possibili”.

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