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IL CASO

“Sul Parco, un fallimento civico”

Cavallari: “Non siamo in grado di proporre una linea credibilesu gestione e sviluppo del territorio”.

“Sul Parco, un fallimento civico”

Tiene banco, nel dibattito politico adriese, la severa batosta subita dalla città etrusca al tavolo del parco: per Adria non c’è posto nel direttivo. Un anno fa era stata esclusa perché, almeno questa è la versione data dal sindaco Omar Barbierato, si era deciso per la rotazione: oggi a te, domani a me. Arrivato il momento in cui Porto Viro doveva lasciare il posto ad Adria, è successo che Maura Veronese è rimasta al suo posto e Omar Barbierato si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. E non ha neppure protestato: se ne è andato per non rovinare la festa della conferenza di sindaci che all’unanimità ha votato il proprio rappresentante nel direttivo.

Molto duro il commento della lista civica Cavallari2.0: o ci prendono in giro, o non c’è consapevolezza di quello che sta succedendo. “Il danno è davvero rilevante per gli adriesi – attacca Lamberto Cavallari – E’ stata consumata una grave beffa riguardo alle nomine del direttivo dell’Ente Parco. Ci spiace dirlo, ma è la conferma di quanto sosteniamo da quasi tre anni e che abbiamo ribadito nei giorni scorsi. Adria non solo non è più in grado di proporre una linea credibile e condivisa sulle politiche di gestione e sviluppo del territorio –prosegue Cavallari - ma come se ciò non bastasse, è divenuta elemento secondario e trascurabile nei luoghi deputati a delineare scenari di crescita e progresso. La vantata sinergia con il territorio dichiarata dai civici è solo di facciata e non si trasforma, alla prova dei fatti, in risultati concreti. Le giustificazioni, francamente opinabili del sindaco riguardo alla vicenda, non cancellano questa incontrovertibile realtà: in tale situazione ci rimette la città che rimane priva di rappresentanza”.

E conclude con una frecciata ironica. “Complimenti dunque al sindaco e a Leonardo Bonato, coordinatore dei civici, per essere stati i primi a riuscire in questa impresa non facile da realizzare. Un fallimento senza se e senza ma. A questo punto la sola speranza è quella che i danni fin qui prodotti, e quelli che si succederanno prossimamente, non portino la città ad un punto di non ritorno”.

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