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“Pasqua? Si vende, ma non è un bel lavorare”

Alimentari e gastronomie: “Non ci possiamo lamentare, ma non c’è il giro tradizionale”. E il panettiera: "Vaccinate anche noi".

“Pasqua? Si vende, ma non è un bel lavorare”

30/03/2021 - 18:37

Metti una mattina come quella di ieri. Temperature da primavera inoltrata e tanti, tantissimi a passeggio in centro. Anime vaganti, senza meta, a parte l’edicola, il fornaio, l’alimentari, il bar che fa asporto. La vigilia di Pasqua è sospesa anche per chi lavora. “Non è un bel lavorare, anche se non ci possiamo lamentare”, è il refrain dei commercianti che hanno la fortuna di poter alzare le saracinesche ogni mattina.

“Io dovrei solo stare zitto - dice Nicola Bertazzo, il macellaio della Piazzetta che lo scorso anno ha rischiato grosso con il Covid - Intanto di questi tempi nel 2020 ero intubato, quindi, non posso che ringraziare. Poi stiamo lavorando. Ma è la metà di una Pasqua normale se non anche meno. Non c’è il traino delle altre attività e la gente gira poco con la zona rossa. Hanno creato delle regole discutibili se lo scopo sono gli assembramenti, ma la gente circola ugualmente, almeno fate lavorare tutti in sicurezza”. Prenotazioni poche e scordiamoci le grigliate di Pasquetta. “Da cinque anni vendiamo pochissimo agnello anche a causa prenota meno tutto, perché non ci si può incontrare”.

Non nasconde un anno speciale Ermanno Farinella, dell’omonima pescheria: “Ringraziando il cielo stiamo lavorando anche rispetto allo scorso anno - racconta - Non c’è la valvola dei ristoranti e quindi vengono qui a chiedere pesce crudo, branzini, orate. Non grandi ordinazioni, ma più frequenti. Tuttavia alla lunga questa storia penalizza tutti, pagheremo tutti la crisi. Noi abbiamo lavorato qualcosa di più, ma preferirei che lavorassimo tutti meno, ma tutti. Anche perché so cosa significa soffrire di un calo di fatturato, magari per un prodotto denigrato, le conseguenze sono tragiche”.

Margherita, che vende pane fresco e alimentari, ha sempre più paura, vorrebbe il vaccino. “Noi lavoriamo, si ma come le commesse dei supermercati, siamo sempre a contatto con il pubblico e a rischio. Rispetto alla Pasqua, ti rendi conto che girano pochi soldi. Vendiamo il cibo, perché non se ne può fare a meno, ma gli extra non servono, non si vendono. Se si lavora tutti, si lavora bene. E’ anche una questione psicologica. Siamo tutti stanchi”.

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