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IL PROGETTO

Difendere il Delta dal cambiamento climatico

Parte una importante iniziativa di studio, per tutelare il territorio bassopolesano.

Difendere il Delta dal cambiamento climatico

21/04/2021 - 17:59

Prevedere i fenomeni conseguenti ai cambiamenti climatici è la via maestra per prepararsi con misure adeguate ad un adattamento resiliente e per mettere le basi di una cooperazione tra i soggetti istituzionali e quelli a qualsiasi titolo interessati”.

“E' una sfida che ci coinvolge tutti: il progetto Change We Care ha appunto l’obbiettivo di sviluppare una metodologia comune di risposta agli effetti come l’innalzamento del livello del mare, la maggiore frequenza di mareggiate e tempeste, l’aumento della temperatura e gli squilibri stagionali”.

Lo dice l’assessore all’Ambiente del Veneto, Gianpaolo Bottacin, annuncia il web meeting “Cambiamenti climatici nelle aree costiere e di transizione: scenari e impatti sul Delta del Po” che si terrà venerdì 23 aprile, nell’ambito del progetto Change We Care. Un programma di cooperazione transfrontaliera 2014-2020 Italia-Croazia (asse prioritario n.2 “Safety and Resilience”) focalizzato su cinque aree di particolare pregio dei due paesi, tra cui il veneto Delta del Po. Aree caratterizzate da sistemi costieri, rappresentativi di un’ampia variabilità degli assetti geomorfologici ed ecologici ma anche da una loro vulnerabilità.

“A fronte di questa sfida il Delta del Po può rivelarsi un vero laboratorio – sottolinea l’assessore all’Ambiente -. Da sempre è un sito in continua evoluzione, modellato dai fiumi e dalle maree. Negli ultimi secoli ha avuto una notevole espansione verso il mare ed è stato interessato da numerosi interventi antropici per arginare i corsi d’acqua, proteggere le lagune, stabilizzare il territorio e consentire lo sviluppo di attività economiche. Gli effetti dei cambiamenti climatici lasciano prevedere conseguenze su questo equilibrio sia dirette sia indirette, a cominciare da una modifica del deposito dei sedimenti. Una connotazione che potrebbe interferire con la disponibilità di acqua potabile e quella irrigua, causare allagamenti dei terreni, colpire la produttività dell’itticoltura, all’erosione dei cordoni litoranei. I pericoli di interferenze con l’attività umana sono evidenti”.

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