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Rimborso scuolabus? Con l’avvocato

Madre rodigina chiede al Comune di Boara il rimborso per il servizio non fornito.

Rimborso scuolabus? Con l’avvocato

22/04/2021 - 18:15

“Faccia pure così. Ci siamo capiti”. Una risposta allusiva, che suggerisce senza dire esplicitamente. Poco trasparente e poco consona ad un ufficio pubblico. Una risposta, inoltre, data ad una madre che chiedeva informazioni circa quello che lei ritiene essere un suo diritto, ossia il rimborso di quanto speso per un servizio sospeso. Però se ti metti nelle mani di un avvocato la musica cambia. All’epoca del coronavirus capita anche questo.

Nell’annata scolastica 2019-2020 le lezioni da marzo sono andate avanti con la didattica a distanza. Gli studenti quindi per alcuni mesi non sono rientrati in classe, non usufruendo così del servizio di trasporto pubblico, “per il quale - tuona una mamma rodigina - avevamo pagato tutto in anticipo. Ora chiedo solo che mi possa essere restituita la somma versata e non utilizzata visto che il servizio è stato sospeso dal febbraio 2020 alla fine dell’anno scolastico”.

La madre è una donna che abita nella zona nord di Rovigo, il figlio l’anno scorso frequentava la scuola elementare di Boara Pisani. Si chiede, con una domanda retorica se “è giusto che per ottenere un diritto con un ente pubblico bisogna rivolgersi ad un avvocato?” E cosa c’entra l’avvocato?

C’entra c’entra perché è la stessa madre rodigina a raccontare che “nei mesi scorsi ho scritto una Pec al Comune di Boara Pisani chiedendo se fosse possibile ottenere la restituzione della parte di somma erogata per un servizio non goduto. Preciso che per il servizio di trasporto scolastico avevo pagato la somma di 117 euro, solo per il servizio di riaccompagnamento a casa al termine delle lezioni. Il pulmino per gli alunni poi è stato sospeso allo scoppio della pandemia da coronavirus. Secondo me avrei diritto a circa 40/50 euro a titolo di rimborso”.

La madre rodigina non ha mai ottenuto risposta, stava quasi per lasciar perdere, pensando che forse i Comuni in questo periodo sono talmente pieni di impegni e priorità da non poter seguire anche questo tipo di richieste. Poi però qualcosa le attivato un campanello d’allarme innescando un processo di indignazione. “Parlando con mio cognato - continua - ho saputo che a lui il rimborso era stato erogato. Si era rivolto ad un avvocato che aveva scritto una lettera ufficiale al Comune per ottenere il rimborso. Cosa poi puntualmente avvenuta”.

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